Sarà uno dei punti più spinosi del "capitolo riforme" che Ds e Margherita riproporranno a Romano Prodi e alla maggioranza nel vertice di domani a villa Pamphili: e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Rifondazione comunista non vuole sentirne parlare e da settimane conduce una campagna su «Liberazione» per affossarlo prima ancora che il dibattito parlamentare cominci. I Comuni (tramite l'Anci) hanno già proposto una serie di emendamenti per svuotarlo, confermando - come già successo con i taxi-che i sindaci non stanno certo in prima linea quando si parla di concorrenza in ambito locale. I Verdi hanno difeso il regime pubblico dell'acqua che nel Ddl Bersani-Lanzillotta non viene neanche citata.
Sull'altra sponda, quella dei riformatori, non c'è stata in questi giorni una dichiarazione di Piero Fassino, Francesco Rutelli, Massimo D'Alema, Pierluigi Bersani o Linda Lanzillotta che non abbia inserito il disegno di legge sui servizi pubblici locali tra le riforme obbligatorie, da fare in nome degli accordi di Governo sottoscritti. Da un paio di giorni-da quando Prodi ha bocciato senza appello l'espressione - non si parla più di "fase due"; ma già dal varo del decreto legge Bersani, lo scorso luglio, si parlò dei servizi pubblici locali come provvedimento cardine della "fase due": quella fase in cui si dovrebbero incominciare a intaccare anche gli interessi e i privilegi degli "azionisti" del centro-sinistra.
Il Ddl prevede gare per l'assegnazione dei servizi locali, dai bus alla raccolta rifiuti. Si dà l'altolà agli affidamenti in house che lasciano le aziende pubbliche al riparo dalla concorrenza e delle verifiche dei costi. Una liberalizzazione moderata, dunque: come dicono gli economisti, concorrenza per il mercato. Un mercato, sia chiaro, in cui le aziende pubbliche restano dominanti: anche se si aprisse, continuerebbero a essere loro i player principali. Partecipare a un'asta per aggiudicarsi il servizio le costringerebbe, tuttavia, a confrontare i costi, rendere più efficiente la propria offerta, migliorare il servizio agli utenti.
La campagna di «Liberazione» parla però di «privatizzazione dei servizi pubblici locali». Come fu per i tassisti, viene agitato ora da un'altra sponda lo stesso spettro di Confindustria, della privatizzazione, per difendere lo status quo.
«Qui non c'è nessuna privatizzazione - dice il ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta -, anzitutto perchè si conferma la proprietà pubblica delle reti. Si vuole aprire al mercato soltanto la gestione del servizio, dove, per altro, le aziende pubbliche continueranno a svolgere un ruolo centrale, il sistema delle gare eliminerà, in realtà, le rendite di posizione monopolistica,favorirà i consumatori, creerà un atteggiamento più dinamico delle aziende, portando aggregazioni e crescita dimensionale».
A giorni si terrà una riunione di Governo cui parteciperà anche il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che non si era opposto al Ddl Bersani-Lanzillotta. Si conta di trovare un'intesa che riduca il fuoco di sbarramento di Rifondazione.
A questo tavolo, Lanzillotta è pronta a portare alcuni emendamenti al disegno di legge.«A patto - dice - che non si tocchi il principio-chiave del provvedimento, il ricorso generalizzato alla gara e l'eccezionalità del ricorso alle forme alternative di affidamento, come in house e società miste». Al primo posto, tra queste possibili modifiche, quelle che tutelino i lavoratori delle aziende pubbliche. Obiettivo: salvaguardare il posto di lavoro e garantire comunque tutti gli ammortizzatori sociali e gli strumenti di mobilità interna alla Pa. Si farà anche uno sforzo per accogliere le richieste dei Comuni, se compatibili con il progetto di liberalizzazione: incentivi alle aggregazioni, per esempio, o maggiori garanzie per le società quotate in Borsa.
I principi della delega
- L'affidamento delle nuove gestioni e il rinnovo di quelle già esistenti dei servizi pubblici locali di rilevanza economica deve avvenire mediante procedure competitive ad evidenza pubblica di scelta del gestore nel rispetto della disciplina dell'Ue, fatta salva la proprietà pubblica delle reti e degli altri beni pubblici strumentali all'esercizio, nonchè la gestione pubblica delle risorse e dei servizi idrici. In via eccezionale è consentito l'affidamento a società a capitale interamente pubblico, partecipata dall'ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento comunitario per l'affidamento in house e l'affidamento diretto a società a partecipazione mista pubblica e privata
- Vanno individuate le modalità per favorire la massima razionalizzazione ed economicità dei servizi pubblici locali.
- Si deve armonizzare la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali.
- Prevedere che gli affidamenti diretti in corso cessino alla scadenza, escludendo ogni proroga o rinnovo, consentendo loro di concorrere, fino al 31 dicembre2011, all'affidamento del servizio già affidato.
- Limitare, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale e di razionalità economica del denegato ricorso al mercato i casi di gestione in regime d'esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attività economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale.