PESCARA - Nel decennio dell'euro, in Abruzzo i prezzi hanno galoppato al ritmo delle regioni più remote del Sud. Nonostante lo sbarco massiccio dell'ipershopping, sul carrello della spesa così come su abbigliamento e mobili, gli aumenti con cui hanno fatto i conti le famiglie abruzzesi superano quelli della media nazionale. Lo rivelano i dati della Cgia di Mestre, che ha passato al setaccio le dinamiche dell'inflazione tra il 2001 e il marzo del 2011. Nella geografia nazionale, l'Abruzzo si colloca al sesto posto, subito dietro a Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, Sardegna, con un'impennata dei prezzi complessiva del 24% a fronte di una media italiana del 22,9%. Secondo l'osservatorio di Mestre, l'accelerazione dell'inflazione al Sud, dall'ingresso dell'euro, potrebbe dipendere anche da prezzi di partenza più bassi che altrove, deficit infrastrutturale, un sistema di distribuzione delle merci arretrato e poco efficiente.
Eppure, come noto, l'Abruzzo è ai primi posti in Italia per concentrazione di grande distribuzione, 385,6 metri quadri ogni mille abitanti. Ma i prezzi non ne hanno beneficiato. Anzi. Su alimentari e bevande, in 10 anni in Abruzzo gli aumenti sono del 26,4% (+25,5% è la media italiana). Che, sui bilanci delle famiglie, valgono quanto uno stipendio: per capire, un carrello della spesa settimanale che valeva 100 euro nel 2001 oggi comporta aumenti di oltre 1300 euro l'anno. Il trend al rialzo su abbigliamento e calzature piazza l'Abruzzo al terzo posto: prezzi del 24,9% più alti, a fronte di una media italiana del 18,6%; al quarto posto per mobili e articoli per la casa (+24,4%, 4 punti in più della media italiana). In cima alla classifica nei costi per l'istruzione (+37,2%), anche in Abruzzo la voce di spesa che comunque è cresciuta di più è quella per bevande alcoliche e tabacchi (+58,4%); in sostanziale allineamento al resto della penisola i forti rincari su abitazione, acqua ed elettricità (+32,4%), trasporti (+32,2%), prodotti per igiene personale, assicurazioni (+33,6), alberghi e ristoranti (+26%), spettacoli e cultura (+10,4%). La spesa per la salute è aumentata del 2,2% (+3,7% la media italiana); in diminuzione nel pacchetto-spesa solo le comunicazioni ossia servizi telefonici e postali (-31,7%).