Il monitoraggio subito. Per le analisi c'è ancora tempo. Il dragaggio del porto di Pescara, ripreso ieri, può andare avanti senza rischiare ulteriori battute d'arresto e nel giro di pochi giorni sarà autorizzata anche la seconda fase, per lo scavo di altri diecimila metri cubi in aggiunta ai novemila già autorizzati. «La draga dell'impresa Nicolaj ha bisogno di altre due settimane di lavoro per completare la fase-uno» ha dichiarato ieri l'ingegner Luigi Minenza del Propvveditorato alle opere pubbliche, «dopodiché dall'Arta dovrebbe arrivare il via libera a completare l'intervento, la cui conclusione è prevista per il 30 di giugno».
E' questo, nella sostanza, l'esito del vertice tenuto ieri in prefettura per l'emergenza-porto. Chi s'aspettava un rigido protocollo sarà rimasto deluso: le nuove analisi che la Regione aveva disposto come condizione sine qua non per l'avvio della seconda fase si potranno fare con calma, «saranno affidate a una delle cinque ditte indicate dalla camera di commercio» ha dichiarato il presidente dell'ente camerale, Daniele Becci. A quanto pare non si procederà neppure alla cosiddetta caratterizzazione, procedimento utile a individuare la tipologia dei fanghi. Nell'immediato è previsto solo un monitoraggio in alcuni punti della darsena comemrciale, «sarà verificato il tasso d'inquinamento di fanghi prelevati a mezzo metro di profondità e avanti così senza indugi» ha spiegato ancora Becci. Insomma, ha prevalso l'esigenza di fare presto, scelta comprensibile ma fino a un certo punto perché, come ha osservato il consigliere del Pd Enzo Del vecchio, «proprio dall'analisi dei fanghi si determina il costo del dragaggio: se come ha detto il dottor Ferrandino dell'Arta si possono buttare al largo in mare, i costi si abbattono; se l'inquinamento si rivela elevato allora ci si dovrebbe fermare per decidere come procedere». Ma sull'eventualità di poter gettare a mare i fanghi la platea è divisa, spaccata, è allo scontro: «Le analisi del 2009 dicono che è possibile» insiste Del Vecchio, che considera «una scelleratezza spendere così tanti soldi senza prima verificare i fanghi». Per il Provveditorato e per lo stesso Nicolaj è invece impensabile gettare a mare la sabbia dragata, «è nerissima, va smaltita in impianti idonei e recuperata per uso industriale: il costo dello smaltimento è purtroppo alto ma inevitabile». Su un aspetto sono tutti d'accordo senza osare dirlo: se il porto di Pescara deve costare tanti milioni all'anno di dragaggio, meglio chiuderlo e spostare pescherecci e petroliere a Ortona, vero porto d'Abruzzo. Dell'emergenza porto si parlerà domani dal ministro Matteoli. Il sindaco Albore Mascia chiederà altri fondi per 5 milioni e la realizzazione del Prg portuale. «A Matteoli chiederemo di attribuire poteri e risorse a Goio affinché assuma il ruolo di commissario straordinario» ha detto Di Pietrantonio, Pd.