ROMA Il risanamento «duraturo» dei conti pubblici «non è più rinviabile», dice Mario Draghi. E per raggiungere l'obiettivo del pareggio del bilancio nel 2014 occorrerà «ridurre la spesa del 7% in termini reali».
Facendo un semplice calcolo, quella percentuale significa circa 56 miliardi di spesa in meno, che salgono ancora se si aggiunge il tasso di inflazione dell'1,5% annuo previsto per il triennio. Ma il risanamento del bilancio non è la sola cosa «non rinviabile», visto che l'Italia cresce «ad un ritmo insoddisfacente, che si riflette in redditi stagnanti, problemi occupazionali, maggiori difficoltà a gestire la finanza pubblica». A palazzo Koch, aprendo un convegno dedicato alle infrastrutture in Italia, il governatore ha fatto un lungo elenco di cose che non vanno, e che ci condannano alla striminzita crescita dell'1,1% attesa per quest'anno, che arriverebbe solo all'1,6% nel 2014, fanalini di coda di un'Europa che va ben più veloce.
«Le carenze infrastrutturali sono uno dei fattori che limitano la crescita e la produttività della nostra economia, accrescendo i costi per le imprese e i lavoratori, disincentivando nuovi insediamenti produttivi, influendo negativamente sulla qualità della vita». Questa è la diagnosi, e il governatore indica anche la terapia. «Accelerare nelle politiche di liberalizzazione e per la concorrenza nel comparto dei trasporti». Favorire l'apertura dei mercati e «l'ingresso di nuovi entranti». Così si possono ottenere «significativi guadagni di produttività». Pensa alle ferrovie, evidentemente, ma anche al variegato pianeta del trasporto locale delle municipalizzate.
Il ritardo dell'Italia nella dotazione di infrastrutture non dipende solo da una «carenza di spesa», ma dalla «qualità della programmazione, che è l'aspetto più critico». «Occorre spendere meglio, realizzare le opere più velocemente». Ciò richiede «una programmazione di lungo periodo e l'individuazione delle priorità», cosa che non si può fare senza una buona collaborazione tra governo centrale e enti locali, tra soggetti pubblici e privati. Il governatore punta anche il dito contro le norme sugli appalti. Nonostante le svariate riforme degli ultimi anni le amministrazioni rimangono esposte a «rischio di collusione e corruzione».
Altro punto dolente sono gli ostacoli che scoraggiano le forme di parternariato pubblico-privato. «Non sorprende che si riscontrino ampie difficoltà nel coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione delle opere pubbliche». L'iniziativa congiunta pubblico-privato ha contribuito in Italia solo al 3% della spesa totale in opere pubbliche tra il 1990 e il 2009, contro il 4-5% in Germania e Francia, e il 12% in Spagna. E' uno spreco di opportunità e risorse che non possiamo permetterci. Sentendosi chiamato in causa il ministro per le Infrastrutture, Altiero Matteoli, ha dichiarato che l'analisi di Draghi, «in parte condivisibile, non tiene nel dovuto conto del ventennale immobilismo politico e amministrativo che ha caratterizzato il settore fino al 2001».
Ieri la Camera ha dato il via libera al Def, il documento di economia e finanza che fissa gli obiettivi di finanza pubblica del governo fino al 2014, tra i quali, appunto il raggiungimento del pareggio di bilancio. Ha avuto l'ok con 283 sì contro 263 no. Senza i quaranta assenti nei banchi dell'opposizione il governo sarebbe stato battuto. Il parere delle Regioni arriverà nei prossimi giorni, ma intanto il presidente della Conferenza, Vasco Errani, ha sollecitato il governo a erogare le risorse sul trasporto pubblico locale, in attuazione dell'accordo sul federalismo.
Ieri pomeriggio Tremonti ha rinviato la riunione fissata con alcuni suoi colleghi di governo per gli ultimi ritocchi al decreto per lo Sviluppo. Uno slittamento che non dovrebbe comunque pregiudicare l'approdo del testo per l'approvazione definitiva al consiglio dei ministri del 6 maggio.