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Pescara, 14/04/2026
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Data: 30/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso il 1° maggio - Lo scontro sui negozi aperti, al no dei sindacati si contrappone il sì allo shopping dei consumatori

Dallo sciopero annunciato a Milano e Firenze ai nasi storti a Bologna, la discussione sull'apertura dei negozi il Primo maggio si accende anche nella cintura metropolitana pescarese e dintorni. Dove alcuni Comuni, ad esempio Silvi e Giulianova, hanno dato l'ok alle saracinesche alzate per sfruttare il movimento del giorno di festa. Rimette al centro il valore sacro di una giornata dedicata ai lavoratori, invece, la Filcams Cgil. «Sempre più spesso - dice Luca Ondifero, Filcams Cgil - ci troviamo di fronte a iniziative estemporanee di amministrazioni comunali o di aziende che decidono di derogare agli obblighi della legge regionale sulle chiusure festive». E le norme parlano chiaro: blindate ovvero escluse dalle deroghe le giornate di «Pasqua, lunedì dell'Angelo, Primo maggio, 25 e 26 dicembre». Ma la regola lascia spazio ad eccezioni, «per esercizi di vicinato nei Comuni costieri ad alta densità turistica».
Un gancio, per quei Comuni della costa che hanno deciso che i negozi potranno tenere le saracinesche alzate, in una fase delicata per i consumi. Come è a Silvi, dove la deroga è giustificata con la previsione di flussi di turisti; o a Giulianova per la concomitanza dei festeggiamenti di Maria dello Splendore. Ma la Filcams lancia la sferzata contro scelte che mortificherebbero il senso della festa. «Ogni volta vengono date le stesse giustificazioni: la crisi non ci permette di stare chiusi, bisogna rilanciare i consumi e altro. Per noi si tratta di giustificazioni insensate - attacca Ondifero -, come se la crisi si risolvesse con le aperture festive, il tutto a scapito dei diritti dei lavoratori. La crisi va affrontata con altri strumenti, rimettendo in discussione le politiche di distribuzione del reddito, tassati i grandi capitali, lotta all'evasione fiscale, detassati i redditi da lavoro».
Come dire, sguardo lungo per rilanciare i consumi; giù le mani dal Primo maggio. «Anni di lotta hanno identificato nel Primo maggio la giornata in cui i lavoratori manifestano il diritto di affermare la dignità del lavoro come valore, di riflettere sulle proprie condizioni. Asservire la festa dei lavoratori agli interessi dimostra scarsa attenzione della politica e delle imprese per i lavoratori».
Di opposto avviso Arco consumatori. «Riteniamo illiberale la posizione dei sindacati che pretendono che gli esercizi commerciali rimangano chiusi il Primo maggio - rende noto l'associazione -: da sempre i consumatori chiedono la piena liberalizzazione degli orari senza vincoli di alcun genere, festività comprese. La presa di posizione sindacale, estesa a tutte le festività, causa un danno economico e un disagio per i consumatori: si negano opportunità di consumo nelle realtà turistiche, opportunità di lavoro per gli operatori».

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