Biotestamento, il capo dell'esecutivo rassicura la Chiesa sulla riforma
ROMA - Il Parlamento non dovrebbe mai varare «nessuna legge contraria e negativa» rispetto ai valori cristiani. Silvio Berlusconi reduce dall'incontro con il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e in occasione del ricordo di papa Wojtyla invita le forze politiche, nell'azione legislativa, a ispirarsi ai valori della Chiesa. Rivendicando alla sua maggioranza, più che a ogni altra del passato, di essere in linea con i valori del cattolicesimo, con particolare riferimento al dibattito in atto in Parlamento sul biotestamento.
Tralasciando per qualche ora le tensioni con la Lega e Bossi sui bombardamenti in Libia, il premier rilascia una serie di interviste a vari telegiornali, da quelli Rai a quelli Mediaset, per parlare della beatificazione di Wojtyla di cui traccia un profilo privato e pubblico. E' stato il Papa, ricorda subito, «a dare una delle prime e più diffuse spallate al comunismo». E poiché su questo tasto il premier batte nei suoi discorsi pubblici, accusando i regimi dell'Est di essere stati i più crudeli della storia insieme al nazismo, torna volentieri sull'argomento ricordando la vita di Karol Wojtyla. Perché, secondo Berlusconi, «il suo pontificato ha contribuito a cambiare la storia del mondo», soprattutto quella della Polonia, facendo cadere gli steccati tra Est e Ovest. Ed è «stato un papa speciale, universale», di più: «Un uomo straordinario» ed «innovatore». «Giusta», dunque, assolutamente, la decisione di avviare rapidamente la beatificazione. Ricorda, a Roma, quei manifesti affissi subito dopo la morte. «C'era scritto: Wojtyla santo subito».
C'è anche un ricordo personale del Cavaliere, quando mamma Rosa chiese al pontefice di proteggere il figlio Silvio. Il colloquio con la mamma, racconta il premier cedendo all'emozione, «durò molto, quasi mezz'ora. Egli ebbe la disponibilità di ascoltare la mamma che gli raccontò un po' di storia della mia vita, di quello che avevamo passato, gli episodi della Guerra, la mia infanzia. E alla fine lei gli chiese di prendermi sotto la sua protezione nei momenti difficili». Ma il primo incontro con Wojtyla «fu con tutta la squadra del Milan. Ci disse: voi andate in trasferta e anche io, spesso, sono in trasferta perché non sono un papa che resta prigioniero del Vaticano, ma voglio superare la soglia di ogni casa». Difatti, sottolinea il premier, è stato «il Papa che più di tutti ha portato il saluto della Chiesa nei Paesi del mondo».
Ma di incontri, Berlusconi, ne ha avuto «tanti» con Wojtyla. «Difficile» raccontarne uno, tra i «tanti che si affastellano nella mia mente, per tutto quel periodo di tempo che io ho avuto modo di vivere di fianco a lui». Proprio come presidente del Consiglio, «ebbi moltissime occasioni di incontro, anche portandogli tante volte i problemi in cui mi trovavo a essere coinvolto, chiedendo a lui che cosa ne pensasse». Ma il Papa lo ascoltava e alla fine «mi dava sempre indicazioni che uscivano dalla sua grande esperienza e dalla sua acuta intelligenza in tutti i settori». E' convinto che la cerimonia a Roma «avverrà in modo ordinato e composto».
L'intervento tv a reti quasi unificate ha suscitato le proteste della sinistra. Dal Pd e da Di Pietro i toni sono gli stessi: «Non strumentalizzi Wojtyla e i temi etici per fini elettorali». Intanto ieri anche il ministro Giulio Tremonti, a Milano, si è dedicato al ricordo di Giovanni Paolo II. Ha partecipato infatti alla presentazione del libro di Andrea Riccardi sul Pontefice polacco. La finanza deviata, ha detto, è il demonio del mercato.