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Data: 01/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
L'ira di Napolitano: basta ipocrisie. Il presidente si rivolge anche ai sindacati: serve ritrovare unità d'intenti

Il messaggio per il Primo Maggio del capo dello Stato è rivolto ai partiti: «I miei appelli cadono nel vuoto»

ROMA. Basta ipocrisie. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stanco di ripetersi e il nuovo richiamo è anche un avvertimento: «Dalla galanteria istituzionale» si passi alla concretezza, gli appelli siano seguiti dai fatti.
Il discorso del Primo Maggio stavolta è accompagnato da una sorta di guida alla lettura, con la richiesta esplicita che gli attori politici, ossia i partiti ai quali si rivolge, evitino «quell'ipocrisia istituzionale» o peggio il fastidio di accogliere le sue parole solo formalmente. Insomma, per il Quirinale serve un impegno serio per uscire dalla crisi, «una coesione sociale e politica per affrontare le sfide che l'Italia ha davanti».
Un appello che stavolta non ammette adesioni teoriche, «ma è ai fatti e alle conseguenti responsabilità che sempre meno si potrà sfuggire - ha proseguito il capo dello Stato - senza mettere a repentaglio quel qualcosa di più grande che ci unisce, l'interesse nazionale, che non è un ingannevole simulacro».
L'elevato grado di conflittualità è diventato per Napolitano insopportabile e così coglie l'occasione di avere davanti i segretari dei rpincipali sindacati - Camusso, Bonanni, Angeletti e Centrella - per bacchettare anche loro e spiegare che la mancanza di unità sindacale, dovuta alla «rinuncia a sforzi pazienti di tessitura quando si producano lacerazioni, può portare solo al peggio».
Messaggio ricevuto: i quattro segretari incassano e giudicano «condivisibili e opportune» le parole del presidente. Oggi saranno sullo stesso palco a Marsala, tappa simbolica scelta per festeggiare un Primo Maggio nel centocinquantesimo dell'unità d'Italia.
L'articolo uno della Costituzione è infine lo spunto per il presidente per ricordare alle forze sociali e ai partiti che la Repubblica è fondata sul lavoro e «deve continuare a esserlo».

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