PESCARA. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Camillo D'Alessandro ha scritto una lettera a tutti i componenti del Patto per l'Abruzzo per esaminare «in maniera urgente» la questione della rimodulazione dei fondi Fas stabilita da una delibera del Cipe pubblicata il 7 aprile scorso in Gazzetta Ufficiale. La delibera impegna le Regioni a rimodulare i progetti finanziabili con i Fas sulla base dei tagli lineari decisi dal ministro Giulio Tremonti e sulla base del Piano per il Sud che assorbirà ulteriori risorse.
Secondo la delibera le Regioni possono rivedere i progetti sulla base dei tagli subiti, oppure possono decidere di proseguire sulla strada originaria coprendo la differenza con risorse proprie. Sulla base della revisione, che dovrà essere fatta entro 30 giorni dalla pubblicazione della delibera (quindi siamo a pochi giorni dalla scadenza), il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica adotterà il provvedimento di messa a disposizione dei finanziamenti.
Attualmente il Fas Abruzzo ha a disposizione 730 milioni circa dopo aver subito un taglio di circa il 15% sugli iniziali 811 milioni. A questi fondi andranno sottratti quelli che serviranno a coprire parte del disavanzo della sanità (fino a 120 milioni) sulla base della richiesta fatta dal presidente Gianni Chiodi al governo. Restano dunque circa 610 milioni. Di questi, secondo D'Alessandro, potrebbero essere disponibili nel 2011 circa 50 milioni.
Il problema, dice D'Alessandro «è che era proprio compito del Patto rivedere le priorità dei progetti finanziabili con i Fas. Su questa attività era nato il Patto per l'Abruzzo. Ma il Patto non ancora si insedia, se si fa eccezione per il giorno in cui è stato sottoscritto. Io ora mi auguro che i tempi dettati dalla delibera non siamo perentori. Ma il problema è anche un altro. Chiodi non ha la disponibilita di far fallire il Patto», dice D'Alessandro, «perché il Patto non è proprietà nè di Chiodi nè di questa legislatura. Non è un'invenzione dell'opposizione o della maggioranza, ma nasce da un patto rifondativo delle ragioni dell'Abruzzo sottoscritto dagli operatori sociali dei lavoratori e delle imprese. Il Patto è insomma un grande fatto che l'Abruzzo ha acquisito e che dovrà permanere anche nelle prossime legislature».
Ma il fatto che il Patto non sia convocato, incalza il capogruppo del Pd, comporta un altro problema. Il problema cioè che «ogni consigliere o assessore è legittimato ad andare in giro per raccontare nei propri territori che con i Fas si faranno delle cose. Così Mauro Febbo va a Ortona e dice che ci sono 80 milioni per il porto. Poi qualcuno a Pescara replica che ci sono i Fas anche per Pescara. Dunque senza avere un soldo è scattata la corsa al bancomat. Tutto questo mentre l'Abruzzo ha bisogno di una programmazione unitaria che stabilisca le priorità infrastrutturali su cui il tavolo si doveva confrontare. Tutti potevamo convergere sulla portualità di Ortona, sul potenziamento dell'aeroporto di Pescara, sul progetto dell'automotive e su altre partite. Il tema è che qui ognuno ha cominciato a utilizzare il bancomat senza avere il fondo coperto e una programmazione che li legittima. Ma per ridare fiducia agli operatori economici non abbiamo bisogno di chiacchiere».