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Pescara, 14/04/2026
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03/05/2011
Il Centro
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Verso lo sciopero generale del 6 maggio - «Scioperiamo perché siamo gli ultimi». Venerdì otto ore di astensione dal lavoro. Cortei a Lanciano, Pescara, Sulmona e Teramo
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Dodici proposte per battere la crisi «Tassare le rendite, rimodulare Irpef e tariffe in base al reddito» PESCARA. «Scioperiamo perché siamo gli ultimi. Perché abbiamo assoluto bisogno di interventi strutturali e di aprire subito una vertenza con il governo nazionale». Ci sono ragioni di fondo a sostegno della giornata di protesta, nazionale e regionale, che venerdì prossimo porterà la Cgil a mobilitare dipendenti di industrie, uffici e commercio con otto ore di astensione dal lavoro. Quattro le manifestazioni provinciali in programma (Lanciano, Pescara, Sulmona e Teramo) dopo aver affrontato 52 riunioni organizzative e 34 assemblee con pensionati e lavoratori. Il segretario regionale Gianni Di Cesare parte dalla vertenza nazionale per riassumere una piattaforma sindacale con 12 proposte per il rilancio del lavoro e del Paese: dai temi della crisi e dello sviluppo ai problemi della scuola, passando per questioni cruciali come giovani e futuro, federalismo solidale, migranti, politiche fiscali e nuovi interventi per rilanciare industria e investimenti. «Dopo i tagli rilevanti di questi anni», attacca Di Cesare, «i timori si concentrano sul nuovo documento finanziario discusso con l'Europa». Piano che annuncia ulteriori, pesantissimi sacrifici. «Noi diciamo invece che le prossime manovre dovranno essere incentrate sul fisco. Chiediamo l'aumento della tassa sulle grandi ricchezze, dal 12 al 20 per cento, e sulle transazioni finziarie internazionali; rimodulazione dell'Irpef in forma progressiva e delle tariffe, salvaguardando le fasce di popolazione più deboli; lotta all'evasione fiscale». Per la Cgil, bisogna mettere il punto a una redistribuizione del reddito che in Italia assegna il 45% delle ricchezze al 10 per cento della popolazione mentre il 50% dei ceti meno abbienti deve accontentarsi del 10% della torta. «Negli altri Paesi occidentali non è così» osserva Di Cesare, annotando che «l'Italia è il più disuguale dei Paesi Ocse». Dati alla mano, il segretario della Cgil passa al capitolo Abruzzo: tra il 2000 e il 2009, la Regione ha registrato un -4% nella crescita del Pil, collocandosi all'ultimo posto in Italia; dal 2008 a oggi, sono stati persi 16mila posti di lavoro (da 521mila a 505mila); i disoccupati sono saliti da 38 a 50mila; un lavoratore ogni 5,6 vive in condizioni precarie. A parte il recupero in agricoltura (+7mila occupati), a preoccupare è l'emorragia dei posti di lavoro nell'industria e nel commercio, come pure l'aumento della cassa integrazione, ordinaria e in deroga, passata da 7,6 a 8,1 milioni di ore secondo gli ultimi dati di marzo. C'è poi il capitolo dei tagli previsti sui trasporti pubblici (41 milioni per il 2011) dopo la cura da cavallo già somministrata nel 2010. E ancora i fondi sempre più ridotti per le politiche sociali, la voragine del debito sanitario che assorbe l'80 per cento del bilancio regionale. Tutto naturalmente a danno di lavoratori, pensionati e classi più deboli. «La situazione è grave», chiosa Di Cesare. «Con il Patto per lo sviluppo e la vertenza Abruzzo, abbiamo chiesto alla Regione di dire con chiarezza al governo che questo stato di cose non è più gestibile e richiama la necessità di operare scelte di fondo. Non si può più attendere. C'è sicuramente anche una lettura politica, perché la Cgil non condivide le scelte del governo Berlusconi. Ma il quadro strutturale dell'Abruzzo è davanti agli occhi di tutti, senza considerare la condizione di malessere sociale dovuta al terremoto nell'area del cratere. Eppoi non veniteci a chiedere perché scioperiamo». (f.c.)
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