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Pescara, 14/04/2026
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Data: 03/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso lo sciopero generale del 6 maggio - Quattro cortei per scuotere Governo e Regione. Il lavoro che non c'è. Cgil in piazza venerdì a Pescara, Lanciano, Sulmona e Teramo

PESCARA- Braccia incrociate per otto ore, e quattro grandi cortei che sfileranno per le strade d'Abruzzo: a Pescara, Lanciano, Sulmona e Teramo. La Cgil alza le barricate con lo sciopero generale di venerdì. Obiettivo: dare la sveglia all'agenda della politica e delle istituzioni, dal Governo alla Regione alle amministrazioni locali, rispetto a una crisi che continua a macinare redditi e posti di lavoro.
Così è nell'Abruzzo fanalino di coda in Italia per crescita del Pil, dove agli effetti della crisi economica internazionale si sommano quelli del terremoto. La marcia del 6 maggio è stata preparata dalla Cgil da una campagna di informazione massiccia: 55 direttivi interni, convegni pubblici, assemblee territoriali e sui posti di lavoro (ben 434), e poi volantinaggi. Perché la partita è seria. «Protestiamo contro le scelte del Governo -premette Gianni Di Cesare, numero uno della Cgil Abruzzo- , contro i tagli lineari di risorse del 20% anche a scuola e trasporti, contro il blocco nel sistema contrattattale pubblico». Ma se il 10% dei ricchi percepisce il 45% della ricchezza e il 50% della popolazione ne ha in mano appena il 10%, il punto su cui martella la Cgil è quello di una riforma fiscale: «E' una questione di giustizia, ma non solo: con la redistribuzione del reddito, se si tassano le grandi ricchezze e transazioni finanziarie, e con la lotta all'evasione fiscale, ci potrebbe essere crescita e lavoro».
Le spine nazionali si legano alla partita abruzzese. Cntrare la risalita è difficile. «Occorre un'idea condivisa e definitiva dell'Abruzzo: nel decennio 2000-2009, siamo stati ultimi in Italia per crescita del Pil, -4%, mentre il Lazio è cresciuto del 9%. Vuol dire che da locomotiva del Mezzogiorno siamo diventati fanalino di coda. Il problema è serio, come dimostra il trend dell'occupazione». Secondo i dati diffusi dalla Cgil, in Abruzzo dal 2008 al 2010 le fila del lavoro si sono ridotte di quasi 16mila occupati (da 521mila a 505mila). «L'agricoltura ha un trend positivo, e anche nei servizi stiamo recuperando, ma c'è stato un crollo dell'industria, con 21mila occupati in meno nel settore. Nel complesso abbiamo, poi, 12mila disoccupati in più; sono 37.943 le persone che hanno interventi di sostegno tra cassa integrazione, mobilità e indennità di disoccupazione».
Con un reddito ridotto da disoccupazione o ammortizzatori sociali, l'effetto sulla macchina economica è nella crisi dei consumi. «Una persona ogni cinque-sei è disoccupato o ha ammortizzatori sociali. E' una situazione drammatica, su cui occorrono interventi strutturali importanti: bisogna recuperare investimenti in Abruzzo, finendo anche nelle priorità del Governo, per provare a riprendere il cammino della crescita, altrimenti rimarremo in depressione; e gli interventi concordati con la Regione vanno fatti subito». Altro appello è quello per rimpolpare il welfare, perchè quando i redditti sono magri, l'aumento delle tariffe e la riduzione dei servizi allarga le sacche di disagio.

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