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Data: 03/05/2011
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Diritti tv, Berlusconi per quattro ore in tribunale: «Tutto bene»

MILANO - Berlusconi di nuovo in aula a Palazzo di Giustizia a Milano. Il premier è arrivato in tribunale intorno alle 10 di lunedì mattina per uno dei filoni di inchiesta su presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv del gruppo Mediaset. Il premier, assistito dai legali Niccolò Ghedini e Piero Longo, è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è entrato nell'aula 9 del settimo piano del Palazzo di Giustizia dove si è svolta a porte chiuse l'udienza preliminare Mediatrade e ha fatto una dichiarazione spontanea sull'effettivo utilizzo degli intermediari nel mercato dei diritti tv.

Mediatrade, Berlusconi in tribunale
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Davanti al gup Maria Vicidomini, hanno preso la parola gli avvocati Giorgio Perroni, difensore del banchiere di Arner Bank Paolo Del Bue e Nerio Diodà, legale della manager del gruppo Fininvest, Gabriella Ballabio, che ha anche rilasciato dichiarazioni spontanee. Nel pomeriggio l'udienza è proseguita con l'intervento di Roberto Pisano, difensore di Frank Agrama, l'uomo d'affari americano accusato di essere «socio occulto» del premier nella creazione di fondi neri, grazie all'acquisto a prezzi maggiorati di diritti tv per le reti Mediaset.

IL BAGNO DI FOLLA - Dopo circa tre ore e mezza, Silvio Berlusconi ha lasciato il tribunale e si è trattenuto brevemente con i sostenitori che si trovavano in attesa in via Freguglia, ringraziandoli per il loro appoggio prima di entrare nell'auto blindata. «Bene, bene, tutto tranquillo», ha detto il premier, rivolto ai suoi sostenitori, che gli chiedevano come fosse andata la mattinata in tribunale. Due contestatori gli hanno urlato frasi ingiuriose, ma sono stati allontanati. In compagnia del premier Daniela Santanchè e il senatore Mario Mantovani.

«ACCUSE SOVVERSIVE» - Berlusconi è anche tornato ad attaccare i magistrati che per 24 volte avrebbero tentato di accusarlo di vari reati: «Tentativi "sovversivi", secondo il premier. Sarebbe bastato - ha detto - che uno di questi colpi fosse andato a segno per eliminare dalla vita politica chi nella vita politica c'è perché il popolo lo ha scelto con elezioni democratiche».

GAZEBO RIMOSSO - Nei giorni scorsi, dopo la protesta dei vertici giudiziari, è stato rimosso un gazebo di sostenitori davanti al tribunale. L'11 aprile scorso, in occasione di un'udienza di un altro processo in cui è imputato - quello per i presunti fondi neri Mediaset -, si era svolta una vera e propria manifestazione a favore del leader del Pdl, con circa 200 persone che portavano striscioni e palloncini. Lo stesso premier, una volta uscito dal tribunale, ha tenuto un irrituale comizio attaccando nuovamente i giudici e definendo il processo una perdita di tempo. Per la vicenda Mediatrade i pm Fabio de Pasquale e Sergio Spadaro hanno chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi e degli altri 11 imputati, tra cui il figlio del premier, Piersilvio, vicepresidente di Mediaset, e il presidente Fedele Confalonieri.

FRODE FISCALE - Il premier è imputato per frode fiscale e concorso in appropriazione indebita. Secondo i pm Berlusconi sarebbe stato il socio occulto dell'imprenditore Frank Agrama, anche durante il suo mandato da presidente del Consiglio, allo scopo di sottrarre denaro a Fininvest e poi a Mediaset per nasconderlo all'estero ai danni di azionisti, fisco americano e italiano. Per Berlusconi si tratta invece di «accuse false e ridicole». Il caso Mediatrade, ultimo «stralcio» del procedimento principale sulla compravendita dei diritti tv Mediaset, era stato sospeso nel giugno scorso in attesa del pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento. La Corte costituzionale ha parzialmente bocciato la legge e il processo è così ripreso.

CONTESTAZIONI - Un gruppetto di contestatori e simpatizzanti del Popolo Viola, radunati davanti all'ingresso di via Freguglia del Tribunale di Milano, è stato allontanato dai carabinieri per evitare contatti con i sostenitori del premier. I contestatori mostravano cartelli come «Berlusconi fatti processare» e «Silvio desisti» e dicevano di voler manifestare a favore della giustizia. I contestatori sono stati allontanati dai carabinieri per ragioni di ordine pubblico.

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