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Data: 04/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Libia, scoppia l'ira degli ex forzisti «Ennesimo regalo alla Lega» Duello La Russa-Tremonti sulla copertura della missione militare

Scajoliani ed ex An non votano il decreto Parmalat che passa grazie al Pd

ROMA - «Non si capisce a che serva Giachetti. Eravamo pronti a mandare sotto il governo sul decreto antiscalate della Parmalat e invece ha provveduto il Pd a salvare la maggioranza...». A parlare non è un esponente dell'opposizione, ma un autorevole forzista di lungo corso che dice di avere «poca voglia di chinare la testa per l'ennesima volta alla Lega» per questo se la prende con il segretario d'aula del Pd. In effetti il decreto messo a punto da Tremonti su Parmalat ieri è passato alla Camera grazie alle astensioni del Pd, alle quali si sono sommate quelle di una trentina di malpancisti del Pdl che non perdono occasione per mandare segnali all'asse del Nord che guida il centrodestra. L'intesa raggiunta da Berlusconi e capigruppo sulla mozione pro-missione in Libia che verrà votata oggi piace poco ad un consistente pezzo della maggioranza. Al pattuglione azzurro che fa riferimento a Claudio Scajola si sono infatti uniti ieri molti ex An impegnati a sostenere il ministro La Russa nell'ennesimo braccio di ferro con Lega e Tremonti sui costi della missione.
Nella prima versione del testo, che oggi dovrebbe arrivare in aula, si leggeva che la spesa sarebbe ricaduta interamente sul bilancio del ministero della Difesa. Immediata la levata di scudi di La Russa che ha chiesto e ottenuto che anche la Libia rientri nel novero delle missioni militari che andranno rifinanziate a giugno. Il malumore nel Pdl è forte, anche perché i leghisti non fanno mistero del successo ottenuto con la mozione: «Prima La Russa poteva svegliarsi la mattina e decidere chi bombardare, mentre ora ci sono limiti ben precisi», sostiene il leghista romagnolo Gianluca Pini. La ricerca di «un tempo certo» di durata della missione militare (seppur in accordo con le organizzazioni internazionali e gli alleati) e l'esclusione di missioni di terra, rendono per molti il testo poco digeribile. Al punto che ieri sera il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto non escludeva ulteriori modifiche «per i dettagli». Il malumore del Quirinale, l'imbarazzo del ministro degli Esteri che domani a Roma riunirà il gruppo di contatto e il nervosismo del ministro della Difesa, porta a non escludere possibili correzioni.
«La guerra in Libia è demenziale perché non se ne comprende lo sbocco, ma fare una guerra a termine è doppiamente demenziale», sosteneva ieri in Transatlantico l'ex ministro della Difesa Antonio Martino. Malgrado i distinguo è però difficile che il Cavaliere possa spingersi molto oltre nella trattativa con i lùmbard. «Se non è scemo Berlusconi voterà la nostra mozione», tuonava infatti ieri da Gallarate il Senatùr. Bossi, che continua ad evitare il faccia a faccia con il Cavaliere, si fa anche forte di quel 72% di italiani contrari alla guerra. Percentuale che solletica il premier. Al punto da riproporla ieri mattina durante la riunione a palazzo Chigi facendone il motivo del «sì» alla mozione del Carroccio che viene fatta propria dal Pdl dopo qualche piccola limatura.
Resta irrisolto il problema della copertura finanziaria di una missione militare che, secondo Bossi, costerà 700 milioni di euro. Una cifra non da poco e che difficilmente nel breve periodo si potrà ricavare dal taglio delle missioni in Libano e Afghanistan. Ieri pomeriggio La Russa ha infatti spiegato che la riduzione dei contingenti a Beirut e Kabul non potrà avvenire per via unilaterale e che dovrà rispettare il calendario fissato con gli alleati.
Al motto «un problema per volta», il Cavaliere cerca affannosamente di recuperare un'intesa piena con la Lega e comincia ad essere preoccupato per l'impatto che le polemiche nella maggioranza possono avere sul voto amministrativo di Milano. Bossi non sembra però avere fretta di ufficializzare una sintonia con il Cavaliere e continua ad attaccare il governo contestando anche la soluzione trovata per Parmalat. Il «no a nuove tasse», messo nero su bianco nel testo della mozione, si scontra infatti non solo con i costi della missione, ma anche con la richiesta degli insorti al gruppo di contatto (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia) di destinare tre miliardi di dollari a Bengasi. Tutto ciò rischia di rendere esplosiva la manovra correttiva prevista per giugno e di alimentare l'insofferenza nei confronti del ministro dell'Economia che ieri ha dovuto dare il suo «no» anche ad aumenti una tantum alle forze armate.
In vista dell'appuntamento elettorale, Berlusconi ha invitato tutti «alla massima compattezza» mettendo di fatto la sordina anche al suo crescente malumore nei confronti del titolare dell'Economia. Bossi è però pronto a difendere Tremonti a spada tratta anche dopo le amministrative e le polemiche di questi giorni su Libia, immigrati e Parmalat, la dicono lunga sul nervosismo che serpeggia dentro il Carroccio.

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