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Pescara, 14/04/2026
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05/05/2011
Il Messaggero
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Ex Bertone, firmato l'accordo ma è strappo in casa Fiom. Marchionne: «Gli operai si sono espressi, la democrazia è questa»
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Il Lingotto: da gennaio contratto sul modello Pomigliano
ROMA Ora c'è l'impegno ufficiale di Fiat: partirà in tempi relativamente brevi l'investimento di oltre 500 milioni sulla ex Bertone. Fim, Uilm, Fismic e le Rsu della Fiom («con difficoltà e amarezza») hanno firmato l'accordo che prevede, dal 1 gennaio 2012, l'applicazione di un contratto sul modello di Pomigliano e Mirafiori. Intesa respinta dalla segreteria Fiom. In quarantotto ore va così a delinearsi il destino dello stabilimento di Grugliasco: mattinata di lunedì, le Rsu della Fiom, smentendo i propri vertici, indicano agli iscritti di votare sì al referendum; serata di martedì, le urne decretano il trionfo della linea morbida di Fim, Uilm, Fismic, Ugl; ieri mattina, le organizzazioni di categoria chiedono un incontro con l'azienda per siglare l'accordo; pomeriggio di ieri, il Lingotto convoca i sindacati per confermare l'avvio dell'operazione Bertone 2. Primo commento di Sergio Marchionne a New York per la presentazione del piano di rifinanziamento di Chrysler Group: «Noi siamo partiti per fare del bene ai lavoratori e l'allineamento sindacale non ci interessa. Gli operai hanno parlato e questo è espressione di democrazia». Inevitabile il passaggio sull'atteggiamento tenuto dalla Fiom: «Non ho niente - ha precisato l'amministratore delegato di Fiat - e non ho mai avuto niente contro la Fiom. Ora cerchiamo di ascoltare la maggioranza dei lavoratori». Marchionne ha anche toccato la questione del possibile ritorno in Borsa di Chrysler alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo: «L'Ipo è una cosa da discutere con gli altri soci, è una decisione che Chrysler non può prendere da sola. Al momento comunque non c'è fretta, non ci servono altri soldi». Chiusa la partita sulla Bertone, se ne apre un'altra, tutta sindacale. Tra Cgil e Fiom (inevitabilmente anche con Cisl, Uil, Ugl) e, soprattutto, all'interno della stessa Fiom. Ieri mattina i rappresentanti di fabbrica si sono dimessi evidentemente perché in contrasto con il vertice delle tute blu della Cgil che aveva dato indicazioni per un no nella consultazione referendaria. Ci saranno nuove elezioni. Il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, continua a ripetere che non c'è alcuna «spaccatura» all'interno dell'organizzazione e che non firmerà l'intesa (intanto però hanno firmato le sue Rsu; n.d.r). Ad Emma Marcegaglia che aveva appena denunciato la «spaccatura» tra vertice e base, replica che «chi sta perdendo i pezzi è la Confindustria». E rilancia la campagna di ricorsi contro le aziende metalmeccaniche che hanno applicato il contratto separato del 2009. Insomma, un Landini che sembra voler portare avanti la propria strategia politica sino alle estreme conseguenze, nonostante che anche il leader della Cgil, Susanna Camusso, abbia sposato la scelta delle Rsu di Grugliasco («Positivo il loro comportamento»). Lunedì prossimo si riunirà il Comitato centrale della Fiom per valutare e discutere il voto di ieri l'altro e sarà inevitabilmente anche un momento di verifica interna. Non è ancora in discussione la leadership di Landini, ma certamente il malessere in periferia è crescente: lo dimostrano lo strappo alla ex Bertone e la dura critica dei delegati Fiom di Melfi che ieri hanno inviato una lettera a Camusso e Landini sottolineando come l'accordo sul locale stabilimento «poteva e doveva essere firmato...basta con la logica dei no». E c'è chi sostiene che anche delegati di altre fabbriche non condividerebbero più la linea di intransigenza portata avanti dall'attuale vertice della Fiom e sarebbero pronti alla contestazione.
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