ROMA. Dopo mesi di estenuanti trattative, angosciose attese, delusioni, minacce e voti fatti mancare all'ultimo momento, i «responsabili» che tengono in vita il governo vanno all'incasso e si accomodano sulle poltrone da sottosegretario. Quelle assegnate in questa fase sono nove. C'è anche un abruzzese d'adozione fra i nuovi sottosegretari. E' il deputato, campano d'origine, Giampiero Catone, ex Udc, transitato brevemente in Fli (dove ha ricoperto per un mese circa l'incarico di coordinatore regionale), nominato sottosegretario all'Ambiente.
Molti «pretendenti» sono rimasti a bocca asciutta e per evitare che i loro maldipancia si trasformino in assenze strategiche al momento del voto, Berlusconi ha fatto sapere che in un secondo momento il governo presenterà un disegno di legge che gli consentirà di mettere a disposizione altre 10 poltrone. Napolitano firmerà la legge? Nell'attesa di conoscere la risposta, il consiglio dei ministri approva le prime nomine. Infischiandosene delle critiche e degli sberleffi dell'opposizione, che denuncia una «squallida comperavendita» e parla di «cambiali pagate a un piccolo esercito di mercenari», Silvio Berlusconi si presenta nella sala stampa di palazzo Chigi visibilmente soddisfatto e prima di leggere l'elenco dei beneficiati fa una premessa. «So che ci saranno tante ironie ma non mi sembra che siano fondate perché questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si è formata in sostituzione del Fli che si è portato all'opposizione ed ha liberato posti che ci è parso assolutamente logico assegnare» dice il Cavaliere. I nuovi ingressi sono Aurelio Misiti (ex Mpa) alle Infrastrutture, Roberto Rosso (ex azzurro e poi finiano pentito) all'Agricoltura, Luca Bellotti (anche lui ex finiano)al Welfare, Daniela Melchiorre (liberaldemocratica) e Catia Polidori (ex finiana) allo Sviluppo Economico, Riccardo Villari (ex Pd) ai Beni culturali, Bruno Cesario (ex Pd ed ex Api) e Antonio Gentile (senatore Pdl) all'Economia, e Giampiero Catone all'Ambiente. Il grande escluso è Francesco Pionati, ma Denis Verdini assicura che la sua pazienza sarà «ricompensata». Massimo Calearo, ex Pd, doveva diventare sottosegretario al Commercio con l'estero e invece è stato nominato «consigliere del presidente del consiglio per l'export» perché la carica di sottosegretario, ha spiegato, lo avrebbe costretto ad abbandonare la presidenza della sua azienda.
Durissime e tutte sul filo dell'ironia, le reazioni dell'opposizione. Bersani spiega che l'unico «sviluppo» al quale lavora il governo «è quello dei sottosegretari» mentre Casini parla di una «indecente» infornata di nomine e Massimo D'Alema non risparmia il sarcasmo: «Hanno fatto 9 sottosegretari e ne faranno altri 10. Sono le prime misure concrete di Berlusconi per affrontare il dramma della disoccupazione...».