LANCIANO - Le bandiere rosse della Cgil e gli striscioni delle Rsu di tante aziende, grandi e piccole, alcune sull'orlo della chiusura, hanno invaso le quattro città fin dalla prime ore del mattino. I cortei, tra canti e slogan (il premier Berlusconi e i ministri Tremonti, Gelmini e Brunetta i più bersagliati), hanno attraversato le strade principali delle quattro città e, a conclusione, ci sono stati gli interventi di sindacalisti e delegati. Presenti nei cortei parlamentari esponenti dei partiti, soprattutto di centro sinistra.
A Lanciano, la manifestazione è stata particolarmente sentita per il "caso" Sevel (gruppo Fiat), la più grande fabbrica d'Abruzzo, con 6 mila dipendenti, dove è stato firmato un contratto separato, con la Fiom-Cgil che ha detto "no" perché «la Fiat vorrebbe portare anche in Val di Sangro le norme antidemocratiche fatte passare a Pomigliano e Mirafiori». E in Sevel, la Fiom sciopera anche oggi e domani contro il lavoro straordinario del sabato e della domenica. Ad aprire il corteo sono state le operaie e le impiegate della Golden Lady di Gissi, dove 382 donne, mentre consumano gli ultimi mesi di cassa in deroga, vedono sfumare le varie ipotesi che si erano fatte per tentare la riconversione dell'azienda, che è un po' il simbolo abruzzese della crisi del tessile. In corteo anche ricercatori del "Procter & Gamble" e del Negri Sud.
L'intervento conclusivo è stato del segretario nazionale della Cgil Trasporti, Franco Nasso, che ha sottolineato: «Stanno male i lavoratori, le lavoratrici, i pensionati: ma quelli che stanno peggio sono i giovani perché questo Paese sta rubando loro il futuro».
A Pescara, parole durissime del segretario della Cgil, Paolo Castellucci, contro il governo nazionale e regionale: «Siamo qui a gridare l'indignazione perché, come sempre, pagano le fasce più deboli del lavoro. Nella nostra regione si sono persi 30 mila posti di lavoro e nell'ultimo biennio l'ufficio di collocamento di Pescara ha aumentato i suoi iscritti da 37 mila a 45 mila. Le misure del potere non affrontano le dimensioni reali della crisi: tagliano assistenze, servizi sociali, trasporti, per una somma che solo in Abruzzo arriva a 40 milioni di euro. Serve una svolta politica e non si può fare solo con i tagli ma con nuove entrate specie, con la lotta all'evasione fiscale".
A Teramo, il segretario della Cgil, Giampoalo Di Odoardo, ha sottolineato: «In piazza ci sono i lavoratori disoccupati delle 2.721 aziende teramane che hanno chiuso i battenti e quelli in cassa integrazione delle 4.118 aziende in crisi. Siamo in ginocchio, la partecipazione manifestata è il segno tangibile della vastità di un'emorragia che va fermata adesso. Questa partecipazione vede uniti da obiettivi comuni tanti giovani a lottare nel presente e tanti pensionati umiliati nella loro condizione».
A Sulmona, tra l'altro, è stata chiesta la definizione dell'accordo di programma per la Valle Peligna perché è una della aree più penalizzate della regione. Ed è stato ribadito, negli interventi finali, come la scelta di Sulmona, per la manifestazione, da parte degli organizzatori, non sia è stata per niente casuale: la disoccupazione, infatti, va oltre il 30 per cento, con molte fabbriche che continuano a chiudere e mille persone in cassa integrazione.