Intorno al 60% l'adesione dei lavoratori dell'industria. La Camusso a Napoli: «Basta bugie»
PESCARA. Piazze colorate, piene di giovani e studenti. Ricercatori che sfilano accanto agli operai, attori in posa da mimi a Pescara per ricordare a tutti che, senza finanziamenti, anche la cultura muore. Una rinnovata voglia di partecipare e di contarsi.
Tutto questo è stata la protesta della Cgil con circa diecimila persone, in Abruzzo, che hanno scelto di esserci per lo sciopero generale di otto ore. A guardarli da 4 città - Lanciano, Teramo, Sulmona e Pescara - i cortei provinciali aprono varchi alla speranza che qualcosa può e deve cambiare per invertire il corso di una crisi che non sembra avere fine.
«A Teramo, ho visto una partecipazione superiore alla media delle manifestazioni portate in piazza negli ultimi anni» dice il segretario generale della Cgil Abruzzo Gianni Di Cesare commentando la lunga giornata di lotta. «A parte lo sciopero generale dell'Aquila del 25 giugno scorso, quando ci ritrovammo in un momento di particolare intensità, a Teramo, ho notato una piazza attenta. Più giovani operai che pensionati. Non per sminuire gli anziani, ma mi sembra davvero questo il segno importante della giornata».
La sintesi statistica è affidata al segretario organizzativo, Antonio Iovito, che parla dell'adesione allo sciopero nelle fabbriche abruzzesi senza fornire dati sul numero dei manifestanti, perché quest'anno la segreteria nazionale ha deciso di affidarsi a una società specializzata per evitare il solito balletto dei numeri con le questure. Mediamente, è la stima di Iovito, la partecipazione ha raggiunto il 60-65 per cento nell'industria, mentre i dipendenti del pubblico impiego hanno risposto con un 35-40% di adesioni. Presenze non molto importanti in Sevel, cuore del polo metalmeccanico della Val di Sangro, con circa il 40% di operai che si è astenuto dal primo turno di lavoro. Ma oggi, nella fabbrica del Ducato, c'è un'altra protesta. Quella indetta dalla Fiom contro il sabato straordinario, e non si può certo scioperare ogni giorno. «Al di là delle cifre», osserva Iovito, «abbiamo la conferma che la Cgil è forte nel mondo del lavoro e che è difficile immaginare una politica contrattuale senza il nostro coinvolgimento pieno. E a chi pensava di piegarci con accordi separati, l'isolamento e le norme che negano i diritti, abbiamo risposto in modo chiaro: questa strategia non può avere sbocco».
A Lanciano, si è visto uno sprazzo di sindacato unitario. «I lavoratori della Procter&Gamble di San Giovanni Teatino», prosegue Iovito, «hanno sfilato con uno striscione di Cgil-Cisl-Uil a conferma che, nonostante le divisioni, i delegati delle rsu sanno sempre ritrovare compattezza quando si deve lottare per il posto di lavoro. Anche quando gli scioperi sono indetti dalla Cgil».
A livello nazionale, la stima sulla partecipazione è stata del 58 per cento con la leader della Cgil, Susanna Camusso, che dal palco di Napoli ha invitato il governo a sgomberare il campo da ogni equivoco: «Basta con la bugia che ogni giorno dicono, che la crisi alle spalle e tutto va bene. La crisi è tra noi, nella disoccupazione che cresce, dei giovani che non hanno prospettiva».