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Pescara, 14/04/2026
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Data: 07/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Governo, scontro Napolitano-Berlusconi. Il Colle: maggioranza cambiata, il premier torni alle Camere. Il Pdl: già ottenuta la fiducia

ROMA. La maggioranza è cambiata, al governo sono entrati «parlamentari diversi, non eletti nella coalizione che ha vinto le elezioni politiche» e «spetta ai presidenti delle Camere e al presidente del consiglio valutare la possibilità di esprimersi» con un voto sulla nuova situazione che si è creata. La bocciatura del rimpasto, che ieri ha preso corpo con il giuramento a palazzo Chigi dei nove «responsabili» premiati dal Cavaliere con una poltrona da sottosegretario, arriva direttamente dal Quirinale, che due giorni fa ha firmato i decreti di nomina.
Il disappunto del capo dello Stato, che è destinato a rendere ancora più profondo il solco che lo separa dal premier, è contenuto in una nota che si conclude con una precisazione che può essere letta in controluce come un'ulteriore presa di distanza: «La nomina dei sottosegretari rientra nella esclusiva responsabilità del presidente del Consiglio...». La nota di Napolitano, che ieri ha chiesto al presidente della Rai, Paolo Garimberti, e al nuovo direttore generale, Lorenza Lei, di garantire la «necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria», è destinata a rendere ancora più difficile il cammino di Berlusconi che deve accontentare altri «responsabili» ed ha già fatto sapere che il governo è intenzionato a presentare un disegno di legge per poter nominare altri 10 sottosegretari.
Napolitano firmerà la legge? Nell'attesa di conoscere la risposta, Gianfranco Fini si schiera con il Colle: Napolitano è garante della Costituzione ed agisce con grande equilibrio». Umberto Bossi, invece, boccia l'intervento di Napolitano e si schiera al fianco del Cavaliere che «ha fatto bene a premiare i responsabili». «Il premier ha la competenza per nominare i sottosegretari. La legge dice che può farlo e le leggi» affonda il senatùr «si applicano». Il capogruppo dei «responsabili», Luciano Sardelli, definisce «improprio e intempestivo» l'intervento del Quirinale mentre i capigruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, fanno sapere che non c'è bisogno di un nuovo voto in Parlamento perché «dal 14 dicembre ad oggi ci sono stati numerosi voti di fiducia che hanno chiarito il quadro politico». Il governo, insomma, ha già dimostrato di avere una maggioranza.
Esattamente il contrario di quel che pensano le opposizioni. Bersani sottolinea la «correttezza istituzionale» di Napolitano e fa sapere che il Pd «si rimette alla valutazione» di Fini e Schifani. L'Italia dei Valori apprezza il richiamo del Quirinale, spiega che c'è «un altro governo rispetto a quello del 2008» e chiede al Cavaliere di verificare se ha ancora la fiducia del Parlamento. Durissimo il commento di Italo Bocchino: «Berlusconi ha posto in essere un ribaltone e forse serve un voto parlamentare che legittimi il governo ribaltonista».

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