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Pescara, 14/04/2026
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Data: 07/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Camusso: «Il governo dice solo bugie». Il segretario Cgil: «Siamo in piazza con la gente che non si piega». E apre a Bonanni e Angeletti

ROMA «Questo governo dice solo bugie, cambiare si può e si deve». Sciopero generale, Susanna Camusso dal palco di Napoli esprime con due slogan altrettanti concetti solo apparentemente scontati. Vero che l'operato dell'esecutivo Berlusconi è stato sempre e puntigliosamente criticato dalla Cgil, ma da ieri la confederazione di corso d'Italia pare voler alzare l'asticella dello scontro. E ce n'è anche per Confindustria che «dopo due anni di politiche sbagliate, di deroghe ai diritti dei lavoratori, di divisioni del sindacato, non ha prodotto alcun risultato».
«Qui in piazza - avverte il leader - c'è l'Italia che non si piega e non si arrende». Come dire che il braccio di ferro con il governo è tutt'altro che chiuso. Poi «quel cambiare si può» che sembra annunciare una nuova stagione della Cgil, obbligata a passare attraverso un chiarimento interno con la Fiom e la sinistra della confederazione e poi (passaggio ancora più importante) attraverso una ripresa del dialogo con Cisl e Uil con l'obiettivo di ricostruire la perduta unità sindacale. Una lunga marcia comunque la si immagini, che non ha alternative. Paradossalmente, nel giorno dello sciopero generale e della prova di forza, Susanna Camusso tende una mano a Bonanni ed Angeletti. «Certo - sottolinea il numero uno della Cgil - non si può parlare di unità e poi si fanno accordi separati, ma voltare pagina si può. Se c'è una responsabilità di Cisl e Uil è quella di non aver provato a cambiare, ora insieme possiamo farlo».
Evidentemente Susanna Camusso ha compreso che la Cgil è ad una svolta: o ritrova la sintonia con le altre organizzazioni sindacali o rischia l'isolamento. E comunque il tempo non è una variabile indipendente. Ieri si sono riunite le segreterie di Cisl e Uil per pianificare la manifestazione del 18 giugno sul fisco; sabato a Roma 21 maggio si riunirà l'assemblea delle strutture e dei quadri delle due confederazioni. Ma soprattutto le due segreterie hanno deciso di istituire una sede di confronto congiunto mensile sottolineando «l'importanza di un livello sempre più avanzato di relazioni sindacali». Insomma, c'è chi immagina un Patto confederativo che assomiglia molto - seppure in prospettiva - ad una sigla unica.
Lo sciopero generale. Per la Cgil sono due le priorità: meno fisco e più lavoro che dovrebbero far perno sullo spostamento del peso delle rendite e dei grandi patrimoni. Poi, la tutela dello stato sociale in generale, la difesa delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, lo sviluppo del Mezzogiorno, il rilancio dell'occupazione.
Il solito balletto delle cifre parla di adesioni allo sciopero attorno al 60% (fonte Cgil) o di flop, secondo i ministri Sacconi e Brunetta. Nel pubblico impiego la percentuale di adesioni sarebbe stata del 13% (fonte Funzione pubblica). Disagi evidenti anche se limitati nel settore dei trasporti pubblici. Ci sono stati incidenti a Genova e Torino. Nel capoluogo ligure sono rimasti feriti quattro manifestanti e un poliziotto durante disordini avvenuti dinanzi alla stazione Genova Principe. Petardi e fumogeni lanciati a Torino contro la sede di Equitalia. A Roma bloccati i binari della stazione Termini. E non potevano mancare le solite scritte sui muri di alcune sedi sindacali della Cisl. Commento della stessa Cisl affidato ad una nota della segreteria: «Un sindacato diviso produce scioperi deboli e rinfocola ulteriori fratture...oggi più di ieri non c'è alternativa all'unità sindacale...fino a quando la Cgil non prenderà le distanze in maniera netta da certa violenza verbale e fisica non si potranno ricreare le condizioni per un dialogo costruttivo ed iniziative unitarie».


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