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Data: 08/05/2011
Testata giornalistica: La Gazzetta del Mezzogiorno
L'inchiesta a Lecce incrocia l'affare filobus. Poli Bortone: non c'entro

Nell'inchiesta top secret spunta il filobus. Già, proprio l'opera costata ben 22 milioni di euro che ha riempito Lecce di pali e fili senza mai entrare in funzione. Una vicenda che tiene banco da anni e che adesso viene tirata in ballo nell'ambito di quella che si preannuncia come un'indagine dai risvolti eclatanti. Perchè questo ci si aspetta, vista la coltre di riservatezza che ammanta la vicenda.

All'indomani della notizia dell'inchiesta che vede coinvolto Massimo Buonerba, l'ex consulente legale dell'allora sindaco Adriana Poli Bortone, spunta un altro dettaglio clamoroso. I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno bussato alle porte di diverse aziende sparse per l'Italia, tutte interessate al progetto del filobus.

Non solo Lecce, dunque, ma anche Milano. Fra le tante perquisizioni, una è stata effettuata a carico di un professionista di Perugia. I bene informati sostengono che i finanzieri abbiano fatto tappa anche ad Arezzo. Probabilmente, qualche «visita» da parte degli investigatori è stata compiuta anche nella capitale.

Ma come entra il filobus nell'inchiesta? Che relazione c'è - se c'è - fra il progetto della metropolitana di superficie e la trasferta del procuratore capo Cataldo Motta e dell'aggiunto Antonio De Donno nella lontana Lugano? Sono queste, adesso, le domande che attendono risposte. E' lecito chiedersi se le movimentazioni di denaro sospette, che sono al vaglio della Procura di Lecce, possano interessare progetti urbanistici di grossa portata. Vicende, appunto, come il filobus. O anche, come quella dei palazzi di via Brenta.

Sono queste le due questioni «collaterali» all'inchiesta. Un fascicolo, si è detto, che è stato aperto a fine 2010. Proprio quando da Lugano è partita una rogatoria internazionale per una verifica su un conto corrente. Un deposito che ha portato la magistratura elvetica a scendere fino a Lecce. E chissà che le autorità svizzere non abbiano scoperchiato una sorta di vaso di Pandora. Qualcosa di talmente importante da spingere i vertici della procura leccese a salire sull'aereo e valicare i confini nazionali per avere contezza dei fatti. L'ipotesi paventata in questa prima fase è quella di riciclaggio, alla quale però potrebbero ben presto affiancarsi altri capi d'imputazione. Ad esempio, quello di corruzione. Accusa, questa, che non sarebbe stata ancora formalizzata ,e che sembra essere nell'aria.

A quanto se ne sa, unico leccese finito nel registro degli indagati è proprio Buonerba. Sconosciuto, al momento, il reato che gli viene contestato. E' possibile - ma siamo sempre nel campo delle ipotesi - che gli altri soggetti finiti nel mirino della procura siano i legali rappresentanti delle società italiane interessate alle perquisizioni.

La novità di oggi, si è detto, è che l'inchiesta sia in qualche modo agganciata alla vicenda del filobus. Ma non solo a quella. Nel corso della perquisizione di mercoledì mattina effettuata dai finanzieri nell'abitazione di Buonerba, sono state acquisite alcune consulenze agli atti del processo di via Brenta. Documentazione, si precisa, già nota perchè contenuta nel fascicolo del dibattimento. Anche questo, un affare da milioni di euro. Vicende a sei zeri, dunque, conti correnti all'estero, ed un indagato illustre all'epoca in auge a Palazzo Carafa. Sono questi, dunque, gli «ingredienti» della scottante inchiesta. Ma qual è il nesso? Qual è il filo conduttore che stanno seguendo gli investigatori? In procura sono ore di grande fermento. Proprio ieri mattina, al secondo piano, c'è stato un breve summit tra il procuratore Motta e gli investigatori che lo hanno accompagnato a Lugano.

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