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Data: 08/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Verso le amministrative - Un test nazionale, e Berlusconi rischia. Moratti-Pisapia, se la sfida va al ballottaggio il centrosinistra potrebbe farcela

Il premier chiede un voto politico, Bossi non si fa vedere ai comizi Sullo sfondo il business Expo

MILANO. La "sciura" Moratti o il "compagno" Pisapia? Milano si divide, la campagna elettorale è al rush finale, domenica e lunedì si vota. C'è da scegliere il nuovo sindaco, quello che guiderà la città verso l'Expo 2015, e non solo.
I temi cittadini, dall'esposizione universale alla metropolitana, dai campi nomadi ai divieti per le auto in centro, vengono però oscurati dalla presenza di Silvio Berlusconi nella lista dell'attuale sindaco. Berlusconi scende in campo e grida: «Votate per me a sostegno del governo. Questo è un test nazionale». Dunque, dal voto di domenica a Milano si capirà anche come stanno Berlusconi e il suo esecutivo.
Ma ci sono altre forze in campo e la battaglia, sembra, si deciderà domenica 29 perché, a dispetto di quanto successo in precedenza, questa volta sono alte le probabilità che si vada al ballottaggio, che nessun candidato riuscirà a guadagnare la maggioranza assoluta dei voti già al primo turno. E vediamo perché. Le liste in campo sono nove, ma l'attenzione è concentrata sulle prime tre, anzi quattro. C'è la lista del sindaco, sostenuta da tutto il centro destra, con la Lega che fa un po' per conto suo e con Bossi che, a quanto pare, vuole disertare gli impegni milanesi di Berlusconi a fianco della Moratti.
C'è la lista di Giuliano Pisapia, con il Pd, l'Italia dei valori, i radicali di Bonino e Pannella, gli attivissimi del Sel (Sinistra ecologia e libertà) e, perché non ricordarlo, anche la Lista civica Milly Moratti, moglie di Massimo, ovvero cognata di Letizia (che è moglie di Gianmarco, fratello di Massimo). Terzo incomodo la lista di Manfredi Palmeri, cioè il Terzo polo (il candidato sindaco, passato dal Pdl al Fli, è l'attuale presidente del consiglio comunale).
L'elenco potrebbe finire qui, ma negli ultimi giorni il dibattito si è concentrato su Matteo Calise, candidato del Movimento 5 stelle, ovvero il gruppo di Beppe Grillo. Calise è diventato un problema per il centrosinistra perché, se a Milano finirà come a Bologna e in Piemonte (alle regionali), il Movimento di Grillo potrebbe risultare determinante. Pannella è sicuro: «I voti a Grillo sono a favore della Moratti, perché tolgono consensi all'elettorato democratico o liberale». Dello stesso avviso Massimo Donadi dell'Idv: «Se i giovani seguono Grillo, Berlusconi e il centrodestra vincono per i prossimi 50 anni».
Il sindaco uscente e Pisapia dovrebbero andare al ballottaggio. Si teme un forte astensionismo, se è vero che solo 600mila milanesi, fra gli aventi diritto al voto, hanno detto che andranno al seggio. Moratti e Pisapia - soprattutto in caso di ballottaggio - cercheranno il voto degli elettori moderati, quelli provenienti da An e ora con Gianfranco Fini, rappresentati al primo turno da Manfredi Palmeri. Cosa faranno questi elettori? Voteranno per il "compagno" Pisapia? Pur di battere Berlusconi in casa sua, si tureranno il naso e metteranno la croce sul nome di un ex parlamentare (seppur eletto come indipendente) di Rifondazione comunista?
A sinistra c'è ottimismo perché Pisapia, con un lavoro faticosissimo, è riuscito a far coesistere laici e cattolici, il Sel di Nichi Vendola con il Gruppo d'iniziativa di Piero Bassetti, primo presidente democristiano della Lombardia. Con lui si sono schierati, tra gli altri, Piero Schlesinger, professore alla Cattolica; Mario Artali, vicepresidente della Popolare di Milano; l'economista Marco Vitale; l'ex commissario della Consob Salvatore Bragantini.
Si presentano compatti al voto per la Moratti i ciellini di Roberto Formigoni (presidente della Regione) e i gruppi che fanno riferimento a Guido Podestà (presidente della Provincia), berlusconiano della prima ora e, si è scoperto da poco, anche socio in affari con Cabassi, la famiglia che ha terreni da vendere per realizzare l'Expo. Resta divisa, come alle elezioni del 2006, la famiglia Moratti (che a Milano conta moltissimo). "Cognate contro", titola qualche giornale. Le mogli dei due fratelli si sfidano ancora. Letizia per restare sulla poltrona di sindaco, sua cognata Emilia Bossi, detta Milly, moglie di Massimo (presidente dell'Inter), consigliere comunale uscente, a capo della lista ecologista che appoggia Pisapia.
Ma gli occhi, è chiaro, sono ancora puntati si di lui. Sul Berlusca. «Cerca la rissa - dice Pisapia - e chiede un voto politico, un voto a sostegno del suo governo, perché sa che stavolta può perdere Milano, quella che lui considera la sua capitale, dopo oltre vent'anni». «Berlusconi capolista può portare a una sconfitta del centrodestra - profetizza Bruno Tabacci, deputato del Terzo Polo - perché, ormai, lui non è più un valore aggiunto, ma un valore sottratto, tanto che la Moratti spera che si veda il meno possibile». Così, con il voto su Milano ormai diventato un referendum pro o contro il governo, si rischia di dimenticare i problemi di una metropoli che vedrà l'Expo fra 4 anni, che ha speso 7 milioni per sgomberare i campi nomadi senza dare una soluzione al problema, e che vede la ?ndrangheta allungare le mani sugli appalti e sulle attività commerciali. Ma questi sono problemi del sindaco che verrà.

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