Trasporti pubblici locali: rivoluzione in vista per quanto riguarda i bacini di traffico, le procedure di gara e i soggetti abilitati per l'affidamento del servizio, la eliminazione di sprechi e sovrapposizione di vettori, l'affidamento ai comuni delle risorse con pesanti tagli sul budget dell'anno scorso. Prende posizione sui nodi di questa "rivoluzione" l'Anav (Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori) per dirsi innanzitutto contraria al progetto di un unico bacino di traffico da mettere a gara per l'intero territorio abruzzese, non solo perché servirebbe una modifica della legislazione vigente, ma una tale ipotesi «si pone in aperto contrasto con il principio della tutela della concorrenza nel mercato», afferma il presidente Sandro Chiacchiaretta nelle proposte inviate alla Giunta regionale.
Aggiunge che «la strada obbligata da seguire per l'affidamento dei servizi di trasporto è quella delle gare di appalto che dovranno essere indette dagli enti locali per ciascun bacino e la nostra Associazione auspica che siano individuati tanti bacini di traffico quanti sono i comuni ai quali può essere riconosciuta la funzione "attrattiva" prevista dalla legge». Comuni quali poli di attrazione nei riguardi di quelli minori, sulla base delle esigenze dei lavoratori e degli studenti ma anche della migliore fruibilità dei servizi socio-sanitari e amministrativi. Questo "modello" consentirebbe di «eliminare le sovrapposizioni tra servizi urbani ed extra urbani», sottolinea Chiacchiaretta che ipotizza i seguenti comuni-guida: Teramo, L'Aquila, Avezzano, Sulmona, Vasto, Lanciano. Quindi più gare di appalto, non una sola che fa la Regione per un unico, ingovernabile mega-bacino. A questi comuni dev'essere attribuita la organizzazione e la «gestione dei servizi di trasporto urbani, suburbani ed extra urbani in base al criterio della prevalenza».
E Pescara-Chieti? «Per quanto concerne l'area metropolitana (attualmente area Unico) - afferma il presidente dell'Anav - i servizi che vi insistono costituiranno l'unità di gestione ai fini delle procedure e per l'affidamento concorreranno gli enti interessati». E la Regione deve assolutamente introdurre nell'ordinamento una clausola antitrust «che limiti al massimo al 20 per cento sul totale dei servizi messi a gara, la quantità che può essere aggiudicata ad un unico gestore, anche per avere la possibilità di confrontare, alla scadenza del primo affidamento avvenuto con gara pubblica, i risultati economici e qualitativi raggiunti dai diversi operatori nella gestione dei servizi».