ROMA - Ministro Matteoli siamo tornati allo scontro tra istituzioni?
«Quando c'è la campagna elettorale è ovvio che i toni si alzino, ma qui si sta esagerando»
Colpa di chi?
«In democrazia chi governa deve avere un'opposizione che abbia delle proposte e che non sia unita dall'unico assunto «caro Berlusconi, levati tu che arriviamo noi». Un punto di partenza che per qualcuno rende tutto lecito. Invece la sinistra, che in diciassette anni non ha mai vinto con un proprio premier, continua a dimostrare la sua incapacità ad essere alternativa credibile di governo».Però gli attacchi alla magistratura sono stati ripetuti anche ieri l'altro da Berlusconi che ha parlato addirittura di «cancro».
«Ma lui sottolinea l'esistenza di una piccola parte della magistratura politicizzata, che dal '94 non ha perso occasione per mettere in discussione la legittimità della maggioranza. Però si tratta di una piccola parte. La stragrande parte dei magistrati fa il proprio dovere».
Condivide il paragone tra toghe e terroristi?
«Assolutamente no. Ci sono giudici che hanno pagato con il sangue il proprio impegno. Berlusconi mette solo in risalto l'azione di una parte minoritaria che si è accanita contro di lui».
Il Capo dello Stato è però preoccupato dello scontro tra istituzioni
«Ed ha ragione a difendere tutte le istituzioni: la magistratura come il Parlamento. Ma se si critica l'azione di un parlamentare o di un gruppo di parlamentari non significa mettere in discussione il Parlamento. La magistratura è fondamentale per la nostra democrazia e non bisogna generalizzare, tanto meno metterne in discussione il ruolo nel nostro sistema istituzionale».
Ritiene giusto che il premier vada in aula a spiegare come e perchè la maggioranza è cambiata?
«In ventotto anni di Parlamento ho visto spesso innesti e arrivi, ma non è mai stata avvertita un'esigenza del genere. Comunque anche se non si è mai fatto, non penso ci sia problema a ribadire che la maggioranza c'è, è forte, ed è composta anche da una terza forza».
Il capo dello Stato non ha però chiesto un voto di fiducia, ma un passaggio in Parlamento che riconosca l'esistenza di una nuova maggioranza
«E noi siamo pronti a fare anche questo per l'ennesima volta, non ci trovo nulla di scandaloso. Mi chiedo però quante volte ancora questa maggioranza dovrà dimostrare di avere i numeri!».
Visto l'appuntamento elettorale non era forse il caso di attendere per nominare altri sottosegretari?
«La legge prevede per il governo 61 membri e noi abbiamo quasi ripristinato questa quota. L'uscita del Fli e le dimissioni di altri, imponevano il ripristino dei numeri. Non vedo quale sia il problema».
Le amministrative di domenica sono un test politico come sostiene Berlusconi?
«Certo, Berlusconi lo ha detto chiaramente per levare quell'ipocrisia che sino a qualche tempo fa portava i presidenti del Consiglio a negare gli effetti dei voti amministrativi. In Italia non è così e quindi conseguenze ci saranno sicuramente. Se le vinciamo il governo si rafforzerà, se invece il risultato non sarà positivo il governo non cadrà ma certo qualcosa occorrerà rivedere».
La Lega dà segnali di insofferenza. Calcolo elettorale o veramente può accadere presto qualcosa?
«Non credo. La Lega è forse l'ultimo partito che ha un rapporto strettissimo con il territorio e localmente raccoglie consensi non solo di centrodestra. Quando però poi viene a Roma non tradisce i suoi impegni e in tre anni di governo sarà accaduto due o tre volte che Bossi ha fatto mettere a verbale un suo dissenso».