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Data: 10/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Le lacrime di Napolitano commuovono Alessandrini

«Da questa giornata è stata bandita la retorica, le lacrime di Napolitano sono state significative, non avevo mai visto il presidente così commosso». Sempre senza retorica, commosso è anche lui, Marco Alessandrini, che al telefono tradisce la forte emozione di ieri al Quirinale in occasione della Giornata della memoria per le vittime del terrorismo. Nella lista tragica e dolorosa di chi è morto al servizio dello Stato e della giustizia compare anche il nome del suo papà, il giudice Emilio, ucciso nel '79 a Milano da un commando di Prima linea. Napolitano lo ha ricordato presentando il volume "Nel loro segno", realizzato dal Csm.
«L'incontro dal capo dello Stato ha riservato momenti toccanti, in particolare quando hanno preso la parola tre figli di poliziotti - racconta Marco, avvocato e consigliere comunale a Pescara -. Napolitano ha parlato a lungo con loro, li ho sentiti dire cose che tante volte ho pensato e provato, parole che esprimono quel senso di vuoto che non ti abbandona mai».
La figura del giudice Alessandrini ha rappresentato il simbolo di questa giornata. La sua immagine campeggiava ieri anche al Tribunale di Milano, nella gigantografia allestita al fianco di quelle del giudice Guido Galli e dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, coraggiosi servitori dello Stato ammazzati anch'essi negli anni di piombo. Immagini che hanno fatto da sfondo all'udienza del processo Mills che vede imputato il premier Berlusconi. «Ho visto le foto sui giornali - racconta Marco -, Galli era identico a suo figlio, che conosco. C'è molto associazionismo della memoria tra noi figli o parenti di vittime del terrorismo grazie a persone come Manlio Milani, Marina Biagi, Mario Calabresi». Nomi che rievocano stragi: piazza della Loggia a Brescia, la stazione di Bologna, l'assassinio del giuslavorista Marco Biagi a Bologna nel 2002 e quello del '72 a Milano del commissario Luigi Calabresi. Frammenti di un puzzle di sangue che al Quirinale si è ricomposto ieri nella testa e nel cuore di tanti.
Lasciato il Quirinale, sul treno frecciarossa per Milano, Marco Alessandrini s'è ritrovato al fianco di Benedetta Tobagi, figlia di Walter, giornalista del Corriere della sera ucciso dai terroristi nell'80. «Stiamo andando a Milano per un'iniziativa con il candidato sindaco Pisapia». Oggi invece Alessandrini incontrerà gli studenti della Statale. «Con i ragazzi delle scuole c'è sempre un bellissimo dialogo - rivela -, hanno grande attenzione per quegli avvenimenti. A rievocare la strage di Brescia davanti al presidente Napolitano sono stati due studenti, uno addirittura immigrato dal Pakistan mi suggerisce Benedetta Tobagi».
Proprio mentre Roma e Milano rendevano omaggio ai martiri della giustizia caduti per mano dei terroristi, Berlusconi parlava ieri di una possibile inchiesta sui pm di Milano ipotizzando l'associazione per delinquere. Benzina sul fuoco dopo i manifesti che associavano quei pm alle Br. «La definirei una mourinhata, l'obiettivo del premier è distogliere l'attenzione dai veri problemi che lo assillano - dice Alessandrini -. Non dev'essere messo bene se anche Bossi prende le distanze da certe sortite». Vita di sacrificio quella di figlio di un papà simbolo qual è Alessandrini, celebrato e dunque vivo nella memoria, ma per Marco un dolore che riaffiora ad ogni passo. «Mio padre incarna l'esempio dell'eroe borghese. Mi sorprende che io, da figlio, sia oggi più grande di lui che quand'è morto aveva 36 anni e mezzo. Un uomo diventato simbolo solo per aver fatto il proprio dovere».

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