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Pescara, 18/06/2026
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Data: 10/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini attacca il Cavaliere: non salirà mai al Quirinale. Casini d'accordo: Silvio divide, non è la persona giusta

Per il presidente della Camera è un errore indagare sulle toghe

ROMA- A un anno dalla direzione del Pdl che segnò la sua cacciata dal partito e il suo distacco da Berlusconi, Gianfranco Fini torna all'attacco come quel giorno di aprile del 2010, quando esplose nell'ormai famoso «che fai? Mi cacci?». Le insofferenze si sono accumulate negli anni, fino a raggiungere livelli insopportabili, che ancora durano oggi «non per astio personale, ma perché non sopporto certe sue bugie, per esempio quando dice che io avrei stretto un patto con i magistrati», racconta a Lucia Annunziata nell'ultima puntata di "Potere", nella quale si dice convinto che «il berlusconismo sia ormai agli sgoccioli» ed esclude che il premier «possa diventare presidente della Repubblica, perché nel prossimo Parlamento, nonostante responsabili e disponibili di varia natura e nonostante qualsiasi legge elettorale vorrà inventarsi, non avrà la maggioranza». Di qui l'inevitabile fine della parabola di Berlusconi, «che potrà anche portare a termine il suo mandato, ma tutto ha un termine, anche se lui non vuole rassegnarsi», ironizza. E sul futuro del Cavaliere a mostrarsi in perfetta sintonia con Fini c'è l'altro leader del Terzo polo, Pier Ferdinando Casini: «Credo che Berlusconi al Quirinale non sarebbe la persona giusta al posto giusto. Perché chi divide il Paese difficilmente può unificarlo e il presidente della Repubblica deve unificare gli italiani e non dividerli». I toni di Fini sono da campagna elettorale, alla vigilia del voto amministrativo, ma le confidenze consegnate all'Annunziata fanno capire quanto il leader di Fli ritenga un imperativo politico e perfino etico il contrasto nei confronti di certi eccessi del Cavaliere. «Berlusconi lo conosco bene e proprio perché l'ho conosciuto e lo conosco bene, ritengo doveroso contrastarne alcune pulsioni», dice, ripercorrendo le tappe che lo hanno portato a distinguersi come antagonista del premier nel campo di un centrodestra «che merita di più». E ancora, Fini sottolinea che «Berlusconi sa che la sovranità appartiene al popolo, ma è allergico a ogni contrappeso. Non conosce cosa significhi, all'interno di un partito, fare un dibattito che si può concludere con un voto, un contrasto, una critica. Ha un bisogno spasmodico di essere amato e spesso lo dimostra apertamente - ricorda, non senza malizia - per questo, quando non riesce a trasformare in fatti le promesse con le quali raccoglie il consenso, inevitabilmente finisce con aver bisogno di un nemico, il comunismo, i magistrati politicizzati, i giornalisti militanti, l'alleato infedele». «Un populista, dunque - nota la Annunziata - ma non un giustizialista». «No certo, visto che è plurimputato», attacca Fini, che a Milano, alla presentazione del suo ultimo libro, L'Italia che vorrei, boccia la proposta di una commissione d'inchiesta sui pm, avanzata dalla maggioranza, definendola «un'anomalia e un'assurdità». «Se il capo della maggioranza ipotizza di usare la maggioranza per una commissione di inchiesta su chi lo sta inquisendo, vuol dire fare pressione, intimidire la magistratura. E' la riprova del conflitto che c'è e che il presidente del Consiglio non fa nulla per disinnescare, anzi, getta benzina sul fuoco». E già che c'è, parla delle elezioni e avverte che «il risultato del voto a Milano va molto al di là dal definire la futura amministrazione di palazzo Marino, ma sarà decisivo per i rapporti tra Pdl e Lega».





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