ROMA. «Una commissione d'inchiesta sui magistrati non è da stato di diritto». Gianfranco Fini boccia Berlusconi che rilancia una proposta che giace nei cassetti di Montecitorio da quasi un anno e mezzo. «Un'assurdità - prosegue il presidente della Camera - che il premier pensi di utilizzare la sua maggioranza per mettere sotto indagine chi lo sta processando». Non fa nulla per «disinnescare i conflitti e anzi butta benzina sul fuoco».
Secondo Fini, Berlusconi «é allergico alle regole del confronto e vuole solo consensi» e pur smentendo di avere astio nei suoi confronti, prevede che «non sarà mai presidente della Repubblica, perché nel prossimo Parlamento non avrà la maggioranza, nonostante Responsabili e disponibili».
La polemica sul nuovo gruppo che ha salvato la maggioranza intanto non si placa. «Berlusconi faccia quel che vuole, chieda pure un nuovo voto di fiducia ma quello appena compiuto è un ribaltone» attacca Bersani che poi davanti alle telecamere di ?Porta a Porta' si dice pronto a correre alla premiership per il centrosinistra. «Io ci sono da statuto e personalmente, ma non metto la candidatura davanti al progetto per l'alternativa che voglio discutere con gli altri», spiega il leader del Pd.
Ma nonostante gli osservatori considerino le elezioni politiche lontane, il turno amministrativo di domenica agita il centrodestra. Preoccupazioni che aumentano dopo gli incontri dei giorni scorsi di Napolitano di cui ha parlato la "Velina rossa" di Pasquale Laurito. Incontri, con alcuni esponenti del Pdl ma soprattutto con l'ex presidente Scalfaro, facendo così tornare alla memoria del premier il fantasma del ?94, quando le tensioni istituzionali provocarono lo sganciamento di Bossi facendo nascere il governo Dini. «Pettegolezzi giornalistici» li definisce una nota del Colle che però non smentisce incontri privati. Ipotesi smentita seccamente da Bossi: «Mica siamo scemi, un governo tecnico farebbe arrivare tutti i clandestini del mondo».
Si rivolge ufficialmente a Napolitano, Di Pietro che giudica «gravissimo che Berlusconi da imputato inveisca contro i suoi giudici definendoli criminali ed eversori», e il presidente della Repubblica «ha il dovere di fermare gli attacchi». I Pm milanesi definiti dal premier "associazione a delinquere a fini eversivi", fanno insorgere tutta l'opposizione. «Dopo i richiami di Napolitano sono parole irresponsabili» accusa la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. «Quando si è ai vertici dello Stato non si possono offendere gli altri poteri definendoli cancro della democrazia» dice Casini.