ROMA Il Comitato centrale Fiom dice sì alla linea di Maurizio Landini. Il leader, al termine della riunione, assicura che «ora la posizione del sindacato emerge con più forza di prima, andiamo vanti». I numeri tuttavia dicono che il dissenso interno c'è ed è altrettanto forte. La vicenda della ex Bertone, con i delegati che hanno approvato l'accordo nonostante l'indicazione contraria del vertice, ha lasciato il segno, mentre a Pomigliano e Mirafiori il dissenso era stato contenuto. Ieri il parlamentino delle tute blu della Cgil ha difeso il proprio leader e la linea sindacale con 106 a favore, pari al 70,6% dei consensi. Al documento di minoranza, presentato da Fausto Durante, sono andati 29 voti; 15 ne ha incassati l'area interna alla maggioranza che fa capo a Giorgio Cremaschi. Un risultato che, nella sostanza, fotografa l'attuale assetto dei metalmeccanici della Cgil.
Landini, nel corso del suo intervento, ha difeso l'operato della segreteria: «Io non cambio idea e non mi dimetto. La decisione delle Rsu di firmare l'accordo alla ex Bertone e poi di dimettersi è stata presa insieme, me ne assumo ogni responsabilità perché non mette in discussione nulla. E poi non esistono firme a titolo personale». Il segretario generale successivamente ha chiesto il voto del Comitato centrale. «Al momento - ha replicato Durante - non ci sono le condizioni per un voto favorevole». Ed ha spiegato che «alla ex Bertone ha firmato la Fiom e non ci può essere una distinzione, le Rsu hanno preso una decisione che condivido. Spero solo che la Fiat comprenda che la nostra disponibilità possa servire a raggiungere soluzioni analoghe per Pomigliano e Mirafiori. E' un fatto che oggi la maggioranza è più debole e c'è una aperta divisione di cui il segretario generale non potrà non tener conto». Sergio Bellavita, segretario nazionale Fiom e vicino all'ala Cremaschi, ha chiesto di «contrastare e rendere inapplicabile l'accordo di Grugliasco e di portare la Fiat in tribunale. L'ultima intesa deve essere trattata come è avvenuto per Mirafiori e Pomigliano». Cioè ricorso in tribunale e scontro frontale con il Lingotto.