Il centro di ricerca Eni a rischio, i cento milioni per le ferrovie spariti. È polemica sui due progetti strategici che dovrebbero contribuire al rilancio del territorio colpito dal sisma. Sul progetto Eni ha lanciato l'allarme Enrico Verini, di Fli: «Gli investimenti milionari connessi e i posti di lavoro qualificati che avrebbero dovuto svilupparsi sono a rischio fortissimo per colpa della delibera patacca, portata in aula e non corretta nonostante i suggerimenti ricevuti all'epoca, dall'assessore Riga. Al terreno sul quale era in animo la realizzazione fu cambiata la destinazione, in modo da renderlo conforme all'utilizzo che si dichiarava di voler perseguire; purtroppo non si tenne conto del fatto che, in quel sito, vi era posizionata un'attività alberghiera che non aveva e non ha nessuna intenzione (giustamente), di lasciare demolire la propria struttura, forte di un contratto di affitto che è nella sua piena validità. Dunque, come era ovvio, a 6 mesi da quella votazione, non è seguito nessun inizio dei lavori per realizzare il centro di ricerca, ma è iniziato un contenzioso civile con i titolari dell'attività produttiva posta sul terreno individuato che durerà, in linea con quanto avviene in Italia, almeno 10 anni; Se anche al termine si otterrà un giudizio favorevole, in questo lasso di tempo l'Eni avrà realizzato il suo investimento in altri territori magari amministrati da persone capaci di favorire gli investimenti ricevuti (e già si parla della provincia di Chieti)». Il sindaco ha invece inviato una lettera al commissario Gianni Chiodi e al vicario Antonio Cicchetti per avere chiarezza sulla destinazione di un finanziamento da 100 milioni di euro per il sistema ferroviario del cratere, previsto dalla cosiddetta legge sul terremoto (legge 77 del 2009). «Sinceramente - dice Cialente -, per mia distrazione, non conosco su quali progetti in questo momento si stiano impiegando le suddette risorse. Sarei pertanto particolarmente grato se potessi ricevere notizie in merito».