"La vicenda del licenziamento di Sandro Giuliani, capotreno dipendente di Trenitalia, si inserisce in un contesto quanto meno discutibile e dai contorni poco chiari. Se l'applicazione pedissequa delle norme legislative e nazionali di settore diviene lo strumento per forzare anche lo stesso contratto collettivo nazionale, allora siamo giunti a un punto di forte criticità nelle relazioni interne all'azienda". Così Roberto Giordano, segretario della Cgil di Roma e del Lazio.
"Il licenziamento per l'interruzione del rapporto di fiducia fra lavoratore e azienda, pure previsto dal contratto nazionale di settore - continua - prevede una disamina dettagliata delle contestazioni e degli addebiti, in riferimento alle specifiche fattispecie che determinano la rottura del rapporto stesso. Nessuna contestazione in tal senso è stata invece fatta. Se ne ricava una sproporzione evidente fra l'oggetto della contestazione e la determinazione aziendale la quale, palesemente, si configura come una sorta di avvertimento a quanti non intendessero allinearsi alle volontà di Trenitalia".
"Se si considera inoltre - precisa Giordano - che la contestazione in parola riguarda una procedura - quella relativa alla chiusura delle porte e la postazione tenuta dal capotreno - già utilizzata in azienda e della quale la stessa era stata preventivamente messa al corrente, si comprende appieno il carattere vessatorio della determinazione assunta. Per questi motivi - conclude - la Cgil, nel dare il pieno sostegno e la propria solidarietà a Sandro Giuliani, ne chiede l'immediato reintegro, dichiarandosi sin d'ora disponibile ad agire a tal fine in tutte le sedi consentite".