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Data: 12/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Aumentano le tasse sui salari nel 2010 pressione al 46,9%. Le retribuzioni restano tra le più basse dell'area

ROMA Salari bassi, pressione fiscale su. Così l'istantanea sul nostro Paese scattata dall'Ocse nel rapporto «Taxing wages». Restiamo nei bassifondi della graduatoria delle retribuzioni e certamente non può essere una consolazione il fatto che siamo passati dal ventitreesimo al ventiduesimo posto superando la Grecia, alle prese con i problemi che tutti conoscono. In Italia il salario netto medio di un single senza figli a carico - spiega l'organizzazione parigina - nel 2010 è stato di 25.155 dollari. Cifra inferiore sia alla media Ocse (26.346 dollari) che a quella della Ue a Quindici (30.089). Il salario lordo è arrivato invece a 35.847 dollari, leggermente superiore alla media Ocse (35.576) ma inferiore a quella europea (42.755). In questa classifica siamo al diciannovesimo posto.
Una sostanziale stagnazione dei salari, appesantita dalla crescita della pressione fiscale che nel 2010 è salita dello 0,4% portandosi a quota 46,9% dal 46,5% del 2009. Anche in questo caso scaliamo un posto, dal sesto al quinto di una classifica che vede in testa il Belgio (55,4%). La Francia arriva al 49,3%, seguita dalla Germania (49,1%) e dall'Austria (47,1%). Il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce nelle tasche dei lavoratori, nel nostro Paese è almeno di 11 punti più alto della media Ocse per ogni tipo di famiglia ed è, più precisamente, del 46,9% se si prende in considerazione il lavoratore senza figli. Il cuneo 2010 in pratica ci riporta ai livelli del 2000, dopo aver toccato un minimo del 45,7% tra il 2003 e il 2005. C'è da ricordare che la tassa sui redditi in Italia è pari al 15,4% del costo del lavoro, i contributi a carico del lavoratore (single e senza figli) ammontano al 7,2% e quelli a carico del datore di lavoro al 24,3%. Di fatto i dipendenti single in Italia portano a casa meno del 54% di quanto costano al loro datore di lavoro se hanno un salario medio e, se lo hanno più elevato, si devono accontentare del 48%. Secondo la Cgia di Mestre con la stessa pressione tributaria della Germania, gli italiani risparmierebbero 1.400 euro l'anno di tasse e, sempre a parità di condizioni fiscali, l'erario italiano riceverebbe 82 miliardi di euro in meno.
Precisa però, l'Ocse, che l'appesantimento della pressione fiscale sulle retribuzioni, nel 2010, ha riguardato 22 Paesi sui 34 dell'organizzazione e che l'Europa si conferma come l'area dove il cuneo fiscale drena gli stipendi di oltre il 40% per i single e oltre il 30% per le famiglie con figli. Molto meno il cuneo fiscale incide negli Stati Uniti dove arriva al 29% sui single e al 16,3% sulle famiglie con figli. I dati dell'Ocse danno l'opportunità ai sindacati di rilanciare ancora una volta la richiesta di una radicale riforma del nostro sistema fiscale che vada a premiare il lavoro dipendente e i pensionati. Cisl e Uil hanno già organizzato una manifestazione per il 18 giugno nella Capitale proprio per sollecitare il governo a iniziative sul tema. «Solo con una riforma equa - dice Giovanni Centrella leader Ugl - si può uscire dalla trappola dei bassi salari e alta pressione fiscale». E la Cgil torna ad insistere perché «l'asse fiscale del lavoro venga spostato dal lavoro alle grandi ricchezze improduttive e parassitarie. «I numeri Ocse - sottolinea il segretario confederale, Danilo Barbi - sono la conferma di ciò che diciamo da sempre, ovvero la redistribuzione della ricchezza». Sferzanti i giudizi dell'opposizione. Dicono Matteo Colaninno e Cesare Damiano (Pd): «Il governo commenta solo i dati positivi, smascherata la bugia che avrebbe diminuito le tasse».


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