E' polemica sul decreto anti-demolizioni per Napoli
ROMA - Per settimane, sono stati una presenza permanente di fronte alla Camera, dove avevano perfino montato un gazebo che li ospitava giorno e notte. Per giorni e giorni, si sono fatti sentire a suon di vuvuzela e appelli urlati nei megafoni. Da ieri, però, i comitati campani che chiedono lo stop delle demolizioni delle case abusive nell'area di Sorrento, Castellammare, Sant'Antonio Abate, dove le ruspe procedono con gli abbattimenti, si sono volatilizzati. Come mai? E' il primo effetto della nuova promessa di Berlusconi: «Al primo consiglio dei ministri dopo le elezioni amministrative, faremo una norma che blocca le demolizioni delle case abusive» nel napoletano. Il secondo effetto delle parole berlusconiane è l'arrabbiatura della Lega. «Sicuramente Berlusconi dovrà parlarne anche con la Lega», annuncia Roberto Calderoli. E ancora: «Personalmente, indipendentemente da dove siano collocati gli immobili, sono contrario a fermare abbattimenti già disposti di costruzioni abusive, che tra l'altro non avrebbero neppure potuto essere sanate nei precedenti condoni edilizi». Il resto della Lega è su questa linea, compreso Bossi («capisco che si tratta di povera gente, ma c'è la legge»): e si tratta dell'ennesimo smarcamento rispetto agli alleati-rivali del Pdl.
Berlusconi però, mostrando indifferenza verso le critiche dei lumbard, ha anche promesso ai napoletani che gli toglie la tassa sui rifiuti. E a tutti gli italiani assicura che farà la riforma del fisco. «Il governo si prefigge di abbattere le aliquote fiscali, perchè questo potrà portare addirittura ad incrementare le entrate erariali». Lo ha detto il Cavaliere. Spiegando: «Gli studi hanno mostrato che l'abbattimento delle aliquote porta a più entrate per le casse dello Stato, e questo è realmente accaduto negli Stati Uniti con le riforme fiscali fatte da Kennedy e da Reagan».
E il Colle? «Non ho alcuna intenzione di andare al Quirinale», assicura il premier: «Penso a governare, ma soprattutto ad impedire che la sinistra possa ritornare al governo perchè conosciamo ciò che ha fatto negli anni». Farà la riforma della giustizia, o almeno dice di volerla fare. E intanto parla a tutti i microfoni, di radio e tivvù, di grandi testate (il Gr1) e di piccole emittenti anche locali. Un'abbuffata mediatica. Fra interventi diretti e collegamenti telefonici. Si va da Radio Radio a Radio Kiss Kiss e in giù e in su. Compresi canali web, siti Internet, YouTube. Messaggi audio-video o solo audio. Polemiche, attacchi, promesse. Aveva promesso di «metterci la faccia» in queste elezioni e lo sta facendo senza risparmio. Ad aprire la carrellata televisiva è stato Studio Aperto mandando in onda la seconda parte (la prima era andata in onda nell'edizione dell'altra sera) dell'intervista al Cavaliere. Poi Tg1, Tg2 e Tg5. Immancabili poi le telefonate in giro per l'Italia. Nel pomeriggio di ieri Berlusconi è intervenuto ad un comizio a Siena, la sera invece è la volta di Terracina, e a chiudere la giornata un collegamento telefonico con una discoteca di Torino, sempre per una manifestazione elettorale. Oggi invece, prima del gran finale a Napoli dove il premier si recherà nel pomeriggio per sostenere Gianni Lettieri, sono previste altre iniziative elettorali, tra cui una telefonata a Reggio Calabria.
Nella telefonata a Terracina, Berlusconi giura che «non lascerò la politica prima di aver approvato la grande riforma della giustizia». E ancora: «La diaspora di Fini e del suo gruppo è stata provvidenziale». «Siamo passati - prosegue - da una maggioranza che non ci consentiva di fare la riforma della giustizia e le altre riforme, ad un'altra maggioranza, meno forte nei numeri ma più coesa. I parlamentari arrivati dal gruppo misto sono infatti più sensibili a queste nostre riforme».
Naturali gli attacchi alla sinistra: «La sinistra ha portato in questo Paese la guerra civile. Quella è gente che gode a fare del male». E ancora, fra radio, comizi e tivvù: «Siamo non solo l'unico governo che ha vinto tutte le elezioni, ma anche il governo con il presidente del Consiglio con il più alto indice di apprezzamento». Questo lo ha detto al Tg5. E poi: «Io sono attorno al 50%, la signora Merkel al 25%, Sarkozy al 20%, per non parlare di Zapatero e Socrates che sono sotto il 10%. Credo che gli italiani premino il nostro grande lavoro, fatto in situazioni di grandissima difficoltà e senza mettere mai le mani nelle tasche degli italiani». Insomma lo slogan è: «Vincere le amministrative, per dare più forza al governo». E vincere significa «strappare almeno una o due grandi città al malgoverno della sinistra». Andrà così?