I pm contestano l'abuso d'ufficio anche all'ex ad Bertucci
ROMA - Parentopoli Atac, primo atto. Dopo l'apertura del fascicolo per abuso d'ufficio riguardante 854 assunzioni per chiamata diretta, la procura della Capitale ha iscritto sul registro degli indagati cinque manager dell'azienda del trasporto pubblico: Adalberto Bertucci, ex amministratore delegato di Trambus ed ex amministratore delegato di Atac dopo la fusione con Trambus e Metro, Antonio Marzia, ex amministratore delegato di Metro poi dirigente di Atac oggi in pensione, Luca Masciola, ex capo del personale di Trambus e attuale capo dell'informatica di Atac, Riccardo Di Luzio, ex capo del personale di Metro e, dopo la fusione, capo del personale di Atac spa, e Vincenzo Tosques, ex capo del personale di Metro. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Francesco Dall'Olio hanno notificato ai cinque dirigenti un avviso di garanzia, ed è facile immaginare che quanto prima decideranno di convocarli a piazzale Clodio in presenza del loro avvocato.
La decisione di procedere con le iscrizioni è arrivata dopo una prima analisi della documentazione che è stata sequestrata nei mesi scorsi. Sarebbero una decina, in particolare, le assunzioni che finora sono state giudicate sospette, a cominciare da quella di Giulia Pellegrino, la ex cubista, segretaria del direttore industriale di Atac, Marco Colletti. Con lei, sono sotto la lente della magistratura, anche tutte le altre, quali quelle di parenti, amici, sindacalisti, e del figlio del capo scorta del sindaco Alemanno, che avrebbero goduto di una corsia preferenziale per ottenere un posto nella municipalizzata.
L'avviso di garanzia sarebbe stato inviato dai pm sulla base delle indagini dei carabinieri del Nucleo operativo che avrebbero già individuato alcune incongruenze sulle modalità di esecuzione, soprattutto alla luce dello status ricoperto nell'azienda. In particolare, dall'analisi delle carte acquisite sarebbe, tra l'altro, emersa la pratica di un «colloquio confermativo», invece di un vero e proprio esame del candidato all'assunzione.
«L'iscrizione sul registro degli indagati di dirigenti di Atac Spa rappresenta un atto dovuto - è stato il commento dell'assessore comunale alla Mobilità, Antonello Aurigemma - Abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura che deve fare il suo corso». Una fiducia che è stata espressa anche dalla stessa azienda. «La Società riconferma la piena collaborazione alla magistratura», ha affermato in una nota, Atac spa, sottolineando che «già a novembre 2010 l'Azienda aveva ravvisato la necessità di attivare una Commissione interna d'indagine sulle politiche del personale, al fine di realizzare una analitica ricognizione sulle procedure di selezione e gestione delle risorse umane nell'ultimo decennio. Nel trasmettere, nel dicembre 2010, la relazione finale alla Procura della Repubblica, la commissione rilevava - è scritto ancora nella nota - come non si evidenziassero anomalie in ordine alle procedure adottate dall'Azienda».
L'inchiesta su Atac segue lo stesso percorso di quella già intrapresa per l'Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti (già dieci indagati sempre per abuso d'ufficio), anche se questa prende in esame ipotesi di reato come il falso e una parte relativa alle spese effettuate per l'acquisto dei nuovi mezzi della metropolitana Roma-Lido che non sarebbero mai stati utilizzati.
«Ho la coscienza a posto se ci sono errori li ho fatti io»
ROMA - La sua è stata la prima testa a cadere. E fece abbastanza rumore. Era l'ottobre dello scorso anno. Più di parentopoli allora si parlava soprattutto del deficit dell'Atac, l'azienda del trasporto pubblico romano a un passo dal fallimento. Lui, l'ex amministratore delegato Adalberto Bertucci, una vita in An sui banchi del consiglio comunale capitolino, uomo vicinissimo al sindaco Alemanno, fu costretto molto a malincuore a farsi da parte.
«Abbiamo fatto la figura di quelli che avevano fame», ammise in un'intervista alludendo ai 15 anni passati dal centrodestra all'opposizione, lontano dalle stanze in cui si decidevano le assunzioni.
In tutti questi mesi Bertucci, popolarissimo a Guidonia, la cittadina laziale in cui risiede, non ha fatto che ripetere «non ho ricevuto nessun avviso di garanzia». Come dire che tutto prima o poi si sarebbe dissolto nel nulla. Un fuoco di paglia.
L'avviso è arrivato, dottor Bertucci
«Sono andato a ritirarlo qualche ora fa. Da quello che leggo, ma non sono un giurista, mi si notifica che è stata aperta un'inchiesta sul mio conto probabilmente per abuso d'ufficio».
A questo punto non se lo aspettava più.
«Ci sono rimasto male, inutile fingere il contrario. Anche perché finora nessuno mi aveva ascoltato. Neanche la commissione interna dell'Atac che si è conclusa non rivelando nessuna anomalia».
Se tornasse indietro assumerebbe di nuovo l'ex cubista, il figlio del caposcorta del sindaco e tutti i parenti dei politici?».
«Sono a posto con la mia coscienza, ripeto. E non voglio fare da scaricabarile, sarebbe troppo facile ora».
C'è qualcuno che veniva a bussare dietro la sua porta al quale oggi non aprirebbe?
«La responsabilità, lo ripeto, è solo mia. Quello che sta accadendo è nelle cose, dopo tutto quello che si è scritto e visto in tv su di me era il minimo. Ma la vita è come le montagne russe: si scende e si sale. L'importante è essere corretti. E io lo sono stato. Provi a girare per Guidonia e a chiedere cosa pensa di me la gente. Vedrà che non ho fatto del male a nessuno e che a parlarne bene di me sarà chi non ha ricevuto nulla in cambio».
Non si sente un po' il capro espiatorio di tutta questa vicenda?
«...bah...preferisco dirle che oggi è una stupenda giornata di primavera. E fermiamoci qui, alla bella giornata».
Qualche errore da non ripetere?
«Non licenzierei un dirigente che si chiama Tullio Tulli. In quel caso, lo ammetto, mi sono sbagliato. Ma sceglierei anch'io Cassano come direttore generale, un professionista con la P maiuscola. Se in seguito alle indagini si dimostrerà che un abuso d'ufficio c'è stato mi dispiacerà per quei dirigenti che ho involontariamente indotto in errore. Torno a dire: la responsabilità è tutta mia, se ci sono stati errori li ho commessi io».
E le raccomandazioni?
«Le segnalazionile ricevevo prima e continuo a riceverle ora, anche se non riguardano più l'Atac. Le consulenze professionali sono il mio mestiere».