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Pescara, 18/06/2026
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14/05/2011
Il Messaggero
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Non parlate al conducente, è al cellulare. Guardano mail e sms, leggono i giornali mentre sono al volante: le violazioni continuano. Gli autisti: «Siamo tutti sotto pressione anche noi possiamo sbagliare» |
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Viaggio sulle linee più frequentate. C'è anche chi compila il foglio di marcia della vettura
Sguardo basso, le mani che sembrano comporre una sinfonia mentre sfiorano il touchscreen del cellulare. Il semaforo si fa verde ma l'autista se ne accorge in ritardo: c'è un sms o magari un'email da leggere. «Avanti, c'è posta» potrebbe essere il nuovo slogan dell'Atac nella rivisitazione da Terzo Millennio dello storico invito declamato dal bonario bigliettaio Aldo Fabrizi. La passione per il cellulare non abbandona gli autisti dei mezzi pubblici neanche il giorno dopo la bufera scatenata dai video che immortalano i conducenti acrobati: una sola mano per guidare e l'altra impegnata a digitare messaggini. Non spaventa neanche la sospensione scattata per Roberto Noto, l'autista della linea Atral pizzicato a guidare con i gomiti mentre le mani armeggiavano con due cellulari. Ore 11.20 circa. A bordo del bus della linea 85 diretta a piazza San Silvestro c'è nervosismo tra i passeggeri. Traffico impazzito vicino al Colosseo e i mezzi che passano con molto ritardo. C'è chi guarda continuamente l'orologio pensando all'appuntamento mancato. E chi sbuffa davanti al conducente che più volte approfitta del rosso dei semafori per controllare le condizioni del cellulare. Un nuovo sms da leggere? L'ultima applicazioni scaricata dal web da provare? Non si capisce bene cosa attragga così tanto gli occhi del conducente. Quel che è certo è che il ritardo nel ripartire dopo uno stop o il verde del semaforo fa innervosire i passeggeri. Succede in via Taranto e poi in via Rimini, zona San Giovanni. Altra zona, altro vizio. Lo stesso conducente in via dei Fori Imperiali, vicino a piazza Venezia, tira fuori il foglio di via, lo colloca sul volante e inizia a compilarlo. Lo sguardo fa la lotta tra il documento e l'orizzonte e con una acrobazia le mani (una impegnata a tenere il foglio, l'altra a scrivere) riescono a guidare. E chi, nonostante il divieto, usa l'auricolare? In molti casi la gestualità è la stessa di quando si porta il cellulare all'orecchio: con una mano si guida, con l'altra si tiene l'apparecchio. Succede osservando i bus che partono da piazza San Silvestro o salendo a bordo delle affollatissime linee che fanno tappa a Largo Argentina. Passione per gli sms anche nell'elegante via Veneto. Verso le 17.30 si salta a bordo del bus 95. Ad accoglierci c'è un giovanissimo conducente che con la mano sinistra impugna il cellulare: uno sguardo, poi l'altro, le dita agili sulla tastiera e finalmente siamo pronti per ripartire in direzione piazza Barberini. Sempre in via Veneto si assiste a un particolare episodio di affollamento di un mezzo pubblico: questa volta non è colpa dei passeggeri. In versione sardina ci sono l'autista e un collega: in due nell'area riservata al conducente del piccolo bus elettrico della linea 116. Il dipendente Atac che non guida è quasi sdraiato in posizione fantozziana accanto al conducente con i piedi sollevati in alto. Almeno loro non giocano con il cellulare: forse è la compagnia a distrarli dal display.
«Siamo tutti sotto pressione anche noi possiamo sbagliare»
La verità è che sembrano tutti così esauriti che vien voglia di ascoltarli, capirli, consolarli. Alla Stazione Termini gli autisti vanno e vengono e nel frattempo un viavai continuo di passanti chiede loro, «per andare dove devo andare». Un ufficio informazioni ci sarebbe, ma nessuno ci va. E loro sopra il mezzo e nei momenti di sosta non fanno altro che rispondere «Signora, deve prendere il 64, oppure il 40» e via dicendo. Di telefonini non vogliono parlare, l'episodio accaduto al collega sarà stato un incidente, un momento di stress, forse aveva qualcosa da risolvere in corsa, «certo ha sbagliato, gli errori li facciamo anche noi, ma il servizio non funziona, siamo sotto organico, non ci danno nemmeno le ferie». «Com'è la vita da autista? Tosta - dice Angelo, prima di ripartire - la tua vita è completamente adattata ai turni di lavoro. Ma la cosa peggiore è che non c'è più rispetto nei confronti di chi guida, prima si usava una sorta di cortesia anche nel chiedere un'informazione ora è tutto dovuto. Siamo pupazzetti, per il pubblico e per l'azienda». Luca si fa 4 ore di treno ogni giorno per venire a lavorare da Napoli. Ha una sua teoria: «Il passeggero ha sempre ragione, diventa invadente perché il servizio è scadente»; «però anche noi siamo esposti a una bella pressione - aggiunge Leonardo - sia da parte dell'azienda che del cittadino. Non siamo trattati da professionisti, abbiamo 3 minuti di sosta a capolinea, mangiamo per strada, qui a nostra disposizione ci sono solo due servizi igienici in tutta la Stazione». Il capannello si infervora, «è un'azienda che sta andando allo sfascio», ma la gente si avvicina imperturbabile, loro cambiano tono e gentili danno informazioni d'ogni tipo. «Siamo il primo organo a cui la gente si rivolge, un continuo bersaglio, anche per i reclami, anche durante la guida». S'avvicina un giovane autista: «E' un lavoro stressante, ci dovrebbero dare qualche giorno di ferie per staccare dallo stress e la routine. E la sicurezza è scarsa, non solo per i passeggeri ignoranti che ti aggrediscono specie sulle linee periferiche, tipo il 20. Ma anche perché i mezzi hanno scarsa manutenzione, magari la porta non si apre e tu vieni preso a parolacce». Arriva una donna che si è appena presa delle ingiurie, non sembra abbattuta, va di corsa, la pausa è già finita. «Si riparte, ci controllano col satellitare. E d'estate dovremo anche sostituire la Metro A che forse chiude per lavori». Un incubo. Per fortuna c'è il romano che all'ennesima richiesta senza senso di una vecchietta tremenda si toglie il cappello e scherza: «Vede io c'avevo i capelli lunghi fino a qua ed ero biondo. Ora sono tutto pelato».
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