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Pescara, 18/06/2026
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Data: 14/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Quattro mesi a D'Alfonso, cadute le accuse più gravi. L'ex sindaco condannato soltanto per la prima nomina

Per Luciano D'Alfonso, l'ex sindaco di Pescara, arriva la prima condanna. Al termine di un'udienza fiume, alle 21,50 di ieri il tribunale lo ha condannato a 4 mesi di reclusione, più 4 mesi di interdizione dai pubblici uffici, per abuso d'ufficio. La pena, sospesa e condonata, riguarda soltanto uno dei capi di imputazione per il cosiddetto caso Dezio, l'assunzione come dirigente di staff di Guido Dezio, all'epoca esponente della Margherita e uomo di fiducia di D'Alfonso, deliberata nel 2004. Per la successiva nomina a dirigente della contabilità e per il concorso che ha definitivamente incardinato Dezio nell'organico di palazzo di città Luciano D'Alfonso è stato assolto perché il fatto non sussiste e perché il fatto non costituisce reato. La differenza è datata da un regolamento che, a partire dal 2005, regola la materia dei concorsi.
Per D'Alfonso, arrestato a dicembre del 2008 e al centro di tre diversi filoni processuali, è il primo capitolo che si chiude in tribunale. Molto problematico l'inizio della giornata processuale. Primo nodo la testimonianza dell'assessore regionale Carlo Masci (teste voluto fortemente dall'accusa), autore di un'interrogazione, poi trasfusa in un esposto alla procura, che sollevò i veli sul caso. In realtà la testimonianza di Masci si è rivelata più utile per la difesa, in quanto i fatti riferiti riguardano piuttosto la posizione di Guido Dezio come dirigente regionale, titolo rivelatosi decisivo per il concorso in Comune. Più spinoso il secondo nodo, la nuova richiesta del Pm Pompa di unificare questo processo con quello sui grandi appalti che è alle sue battute iniziali. Dopo un'ora di camera di consiglio il tribunale ha nuovamente detto no. Terzo nodo: prima di iniziare a parlare l'accusa ha chiesto di depositare un nuovo capo di imputazione, alla luce dei giudizi che nel frattempo erano intervenuti su Dezio (condannato a 4 mesi con il rito abbreviato e sulla commissione assolta con lo stesso rito davanti al gup).
Le parti hanno assistito a un palese conflitto tra il giudice a latere De Cesare, che si è schierato apertamente con il Pm, e il presidente del collegio De Sanctis. Un battibecco anche acceso, con De Cesare che ha lasciato lettera morta gli inviti di De Sanctis a non parlare pubblicamente, ma a discuterne eventualmente in camera di consiglio e che ha portato lo stesso presidente ad affermare: «Non mi è mai capitata una cosa del genere». Nuova camera di consiglio e, dopo due ore, via libera definitivo alla discussione. Al termine della sua richiesta il pm Pompa ha chiesto un anno di reclusione per D'Alfonso, ritenendolo responsabile di tutte e tre le contestazioni. Di diferso parere ovviamente il difensore dell'ex sindaco Giuliano Milia che ha chiesto l'assoluzione piena sostenendo la legittimità delle nomine di staff e l'estraneità di D'Alfonso ai titoli prodotti da Dezio per il concorso. Alla fine è arrivata la condanna che fa meno male all'ex sindaco, sia perché la prescrizione è più vicina per fatti del 2004, sia perché in appello la difesa conta di giocare nuove carte per sostenere la regolarità della nomina del braccio destro dell'ex sindaco.


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