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Pescara, 18/06/2026
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15/05/2011
Il Messaggero
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Parentopoli, il figlio del caposcorta e l'ex cubista nel mirino dei pm. L'ex direttore di Trambus Tulli: «Risanai l'azienda, fui costretto a lasciare» |
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Una decina di casi sospetti, e molta altra documentazione ancora da valutare. Nell'inchiesta sulla parentopoli all'Atac, la procura ha messo il piede sull'acceleratore a ha deciso di iscrivere sul registro degli indagati cinque manager della municipalizzata accusandoli di abuso d'ufficio. La decisione è arrivata dopo che i carabinieri hanno cominciato a studiare tutte le carte sequestrate nel corso dei mesi, dalle quali sarebbero emerse delle evidenti irregolarità nelle modalità di assunzione. In particolare, per quanto riguarda la pratica di «un colloquio confermativo» che sarebbe stato fatto al posto di un vero e proprio esame del candidato. Tra i primi assunti sospetti, comunque, la procura avrebbe evidenziato la posizione, tra gli altri, del figlio dell'ex capo scorta del sindaco Alemanno, e quella di Giulia Pellegrino, ex cubista, chiamata a rivestire l'incarico di segretaria nell'ufficio del direttore industriale della spa, Marco Colletti. Due giorni fa i militari hanno chiesto ai cinque manager di eleggere domicilio, una prassi che serve a notificare l'avviso di garanzia ed eventuali altri atti giudiziari. Così nella caserma di via In Selci si sono presentati l'ex ad di Trambus, Adalberto Bertucci, ex amministratore delagato di Atac dopo la fusione con Trambus e Metro; l'ex ad di Metro, poi dirigente di Atac, Antonio Marzia; l'ex capo del personale di Trambus e attuale capo dell'informatica di Atac, Luca Masciola. E ancora, l'ex capo del personale di Metro e, dopo la fusione, capo del personale di Atac spa, Riccardo Di Luzio; e l'ex capo del personale di Metro, Vincenzo Tosques. Già nei prossimi giorni è possibile che il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Francesco Dall'Olio decidano di convocarli in procura per un interrogatorio.
«Risanai l'azienda, fui costretto a lasciare» L'ex direttore di Trambus Tulli: riportai al volante tre dipendenti su quattro
Assunti 844 dipendenti. Licenziati 1: Tullio Tulli, ex direttore generale di Trambus SpA. Lasciò l'azienda nel 2009 nel segno dello spoil system che accompagnò il rimescolamento ai vertici delle municipalizzate. E rinunciò a uno stipendio di 200 mila euro l'anno più premi. «Se tornassi indietro non lo rifarei», ha ammesso l'ex ad Adalberto Bertucci il giorno dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia per parentopoli. Tulli, che ha 52 anni, ora guida l'Anav, l'associazione nazionale del trasporto privato legata a Confindustria. I suoi sassolini nelle scarpe se li voleva togliere scrivendo un libro «ma non l'ho fatto perché sarebbe stato letto in chiave polemica». Cosa ha pensato leggendo il «mea culpa» di Bertucci? «L'ho chiamato al telefono per ringraziarlo, ho apprezzato le sue parole. Anche se in realtà non fui licenziato ma fui costretto ad andarmene. Avevo letto su un giornale che per far posto alla componente di Forza Italia avevano già scelto il mio successore. Chiesi a Bertucci una smentita, lui non lo fece e io me ne andai. Tecnicamente fu una risoluzione consensuale del contratto. Non c'erano più le condizioni per rimanere, il sindacato aveva chiesto la mia testa». Anche allora gli autisti guidavano parlando al telefonino?«Non mi risulta. Però ricordo bene la partita dei non idonei, 700 conducenti ritenuti non più abili alla guida che avrebbero voluto trasferirsi dietro una scrivania». Come finì? «Tornarono più o meno tutti al volante. Ma fu dura. Eravamo sotto elezioni». Colpa della politica troppo invadente? «Quando arrivai in azienda, alla fine degli anni '90, vigeva un patto scellerato tra la politica e i sindacati. Contro chi si opponeva gli attacchi erano violentissimi. Ma sia chiaro: non ho nulla contro il sindacato purché stia fuori dalla gestione. Ma non ho rimpianti, ho lasciato un'azienda sana, il costo unitario del personale era poco superiore ai 40 mila euro annui contro i 50 mila di Met.Ro SpA. Avevamo ridotto il personale di quasi mille unità, l'incidenza degli autisti era passata dal 69% al 75%. Assumevano soprattutto conducenti e operai». Non aveva detto che non voleva fare polemica? «Infatti, questi sono numeri. Riuscimmo quasi a dimezzare il costo del lavoro abrogando due accordi che risalivano agli anni '80, ai tempi di Petroselli e Carraro. Piccoli aumenti in cambio della pace sociale». E ora? «Ora è successo quello che avevo previsto. E mi dispiace, sono molto legato a questa azienda. Mio nonno faceva il tramviere, mio padre l'impiegato e ci lavorava anche mio suocero». Parentopoli? «Non scherziamo».
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