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Data: 15/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tremonti: è il Sud a rallentare la crescita «La polemica sulle spiagge? Pittoresca attenzione»

Pesa l'economia illegale. Il ministro difende il decreto per lo sviluppo

ROMA «Dal Sud viene speso solo il 10% delle risorse provenienti da Bruxelles. Si vantano quando arrivano al 20%. Quei soldi non spesi vanno ad altri paesi europei, è una follia». E' un fiume in piena Giulio Tremonti parlando della «grande questione del paese, la questione meridionale», al convegno organizzato dall'osservatorio Giovani Editori a Bagnaia. Chiama in causa la classe politica meridionale: «è capace di spendere questa infinita quantità di capitali o no? Quest'anno rischiamo di perdere 6 miliardi di euro».
Il problema dell'Italia è il Sud, insiste il ministro, e non è un problema finanziario. «Pesa l'economia illegale». E poi «il Nord Italia è la regione più ricca d'Europa mentre il Sud va indietro. Bisogna fare di più». E' una questione cruciale quella dell'utilizzo dei fondi europei, perché «non si può fare sviluppo con la spesa pubblica».
Il decreto per lo sviluppo è approdato venerdì in Gazzetta Ufficiale con la riduzione a vent'anni del diritto di superficie su spiagge e arenili, rispetto ai novanta originariamente previsti. «E' pittoresca tutta l'attenzione che è stata data alle spiagge, di cui, ora posso dirlo, non me ne frega un tubo», commenta Tremonti. Frase che fa infuriare il Wwf e il Fai, che insieme all'opposizione si sono impegnati per arrivare a questa modifica del testo. Per il ministro sono altre le cose importanti del decreto, e non il tema spiagge che sui giornali ha avuto tanto risalto. Tremonti invita a guardare alla novità dei distretti turistici, al credito d'imposta per la ricerca e al credito d'imposta per chi assume nel Sud, per esempio. Concetto che ribadirà più tardi, per giustificare la frase incriminata.
Il ministro difende le sue scelte dall'accusa di aver fatto poco per rilanciare il paese. «Abbiamo tenuto il bilancio dello Stato e in questo modo abbiamo garantito il risparmio delle famiglie, la tenuta sociale e abbiamo tenuto aperti i canali di finanziamento alle imprese». E i soldi pubblici sono stati spesi per il sociale, per gli ammortizzatori, per sostenere il lavoro e le famiglie colpite dalla crisi. La crisi economica che si è innestata sulla crisi finanziaria globale del 2007-2008 ha cambiato tutto, ha detto il ministro. «La medicina che sono stati i debiti pubblici adesso è finita. Ammesso che fosse una medicina». Per difendere la linea di rigore del governo sul fronte dei conti pubblici Tremonti fa l'esempio della Germania che per sostenere le banche è diventata il terzo paese più indebitato del mondo, facendo scendere l'Italia al quarto posto. «Welcome Germania», ha ironizzato il ministro sottacendo però il fatto che il rapporto debito-Pil tedesco si mantiene a quota 82%, contro il 119% dell'Italia.
L'economia tedesca galoppa: rispetto ad un anno fa è cresciuta del 4,9%, e l'Italia dell'1%. Ma il ministro è fiducioso, «non è detto che tra qualche anno ci troviamo con una posizione ribaltata». Lo è meno il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. «Si è fatta una manovra depressiva. Non c'è una ripresa spontanea di un'economia con problemi, come è la nostra, se non si fanno politiche per la crescita».

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