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Data: 16/05/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Ataf ai privati, l'ok del Pd «Ma non sia una svendita» I democratici aprono alla cessione del 40 per cento: «Ci vuole una strategia». E intanto i sindacati restano sul piede di guerra

Chiesto un piano industriale per il trasporto pubblico. Il 23 maggio lo sciopero

ATAF, il Pd apre alla vendita del 40 per cento ai privati. «Certo, non deve essere fine a se stessa, deve essere parte di una strategia, di un Piano industriale ed economico che dia ruolo e futuro all'azienda», manda a dire ai vertici della Spa e a Palazzo Vecchio il Circolo mobilità e trasporti del Pd fiorentino. Ma nel documento «sui gravi problemi di Ataf», diffuso ieri a poco più di una settimana dalla sciopero di 24 ore proclamato dai sindacati per lunedì 23 «contro la privatizzazione», non ricorre mai la parola «no». Non si mettono veti. Si chiede piuttosto al sindaco Renzi di parlare coi sindacati. Il Pd ricorda che i tagli del governo «sono devastanti». E il federalismo in arrivo, «scaricherà ancora di più sulle Regioni costi e scelte, riducendo i trasferimenti dal centro, con il pericolo di una riduzione del welfare percepito e fruibile». E per il settore del trasporto pubblico scatta l'allarme rosso: «Il governo dice ai cittadini e ai lavoratori organizzatevi, o peggio, arrangiatevi», si legge nel documento dei Democratici. Cosa fare? «In Toscana, come Pd, abbiamo scelto di non avere un atteggiamento passivo», si dice. Ma per questo occorre «un nuovo modello e una nuova capacità di governo del sistema».E per l'Ataf, che è l'azienda di trasporto più grande, «non possiamo permetterci il lusso di non sapere cosa succederà a causa della mancanza di un suo disegno strategico», manda a dire il Pd ai vertici aziendali e a Palazzo Vecchio, che oggi detiene oltre il 90 per cento delle azioni. Perché oggi non c'è un piano industriale né un piano economico: «Non basta un mero pareggio di bilancio, la situazione è grave e ancora si aggraverà». C'è dunque bisogno di mettere a punto le alleanze, sul terreno economico ma anche su quello del «knowhow ». Un programma che spetta a «chi è rappresentante formalee sostanziale del Pd nelle istituzioni». Il sindaco Renzi, in pratica. E visto che «la qualifica "democratico" deve essere sostanziata non solo in occasione delle primarie» è necessario «un esercizio continuo del confronto tra le parti, ascoltando le ragioni del lavoro e della città», continua il documento. In breve, un invito al confronto col sindacato che il sindaco Renzi ha finora mostrato di non ritenere prioritario. «Noi oggi non possiamo che essere con i lavoratori e i cittadini», conclude il Pd.

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