Successo per le liste civiche di Montese Rapagnà e Aloisi, che ora diventano decisive Sel e Sinistra Unita fuori dal consiglio
ROSETO DEGLI ABRUZZI. Ce l'hanno fatta. I tanti che, in ordine sparso, hanno corso per fermare o almeno ridimensionare l'ingombrante egemonia del Pd a Roseto ce l'hanno fatta a portare al ballottaggio Teresa Ginoble. E c'è di più. La vice sindaco uscente, oltre a dover prendere atto che l'esito «bulgaro» di cinque anni fa (quando il centrosinistra vinse con il 78%) è un lontano ricordo, si presenta al secondo turno con un risultato inferiore a quello del centrodestra.
Altro che Bulgaria: stavolta a Roseto si è vissuto un testa a testa che - comunque vada tra due settimane - rappresenta un sorprendente successo per il centrodestra e un'indubbia delusione per il centrosinistra. Se il ballottaggio appariva probabile vista la grande frammentazione di partenza, il grande interrogativo della vigilia era quale scarto ci sarebbe stato tra le due grandi coalizioni. In particolare, ci si chiedeva quale distacco avrebbe dovuto pagare Pavone rispetto alla Ginoble. Ebbene, al momento in cui siamo andati in stampa il centrodestra allargato ai Liberalsocialisti (una forza politica che si è confermata fondamentale in città) era sopra di alcuni punti percentuali al centrosinistra targato Ginoble. A un certo punto, durante il pomeriggio di ieri, Pavone e compagni erano addirittura davanti in alcune sezioni - vedi quelle di Cologna Spiaggia - storicamente dominate dal centrosinistra, e in altre superavano il 50 per cento. Insomma, c'è stato un momento in cui qualcuno ha cominciato a pensare a una clamorosa vittoria al primo turno di Enio Pavone. Poi, mentre il conteggio procedeva con esasperante lentezza (alle 21, incredibile ma vero, erano ufficiali i dati di una sola sezione su 22!), lo scarto tra le due coalizioni si è ridotto fin quasi ad annullarsi. Ma il centrodestra è rimasto sempre davanti.
Uno dei dati significativi di questa elezione era la presenza di ben cinque candidati a sindaco "solitari": due appartenenti a partiti tradizionali, tre civici e quindi trasversali. Il loro risultato complessivo è stato molto significativo: tutti insieme, infatti, i cinque "solisti" hanno drenato circa il 20 per cento dei consensi. Solo due di queste liste, al momento in cui andiamo in stampa, sono riuscite a superare lo sbarramento del 3 per cento e ottenere un posto in consiglio comunale. Il miglior risultato, in base ai dati parziali a nostra disposizione, è stato ottenuto da Alfonso Montese con quasi il 7 per cento, seguito da Pio Rapagnà che va ad attestarsi oltre il 5. "Città per vivere" e "Obiettivo comune", dunque, entrano in consiglio. E così dovrebbe essere per "Altracittà" di Valter Aloisi.
I loro voti saranno decisivi al ballottaggio? Sembra proprio di sì. Teresa Ginoble si dice convinta che, essendo tutti o dichiaratamente di sinistra o con un passato di centrosinistra, sosterranno lei e la spingeranno verso la vittoria. Può darsi, ma è tutt'altro che certo visto che "Altracittà" di Aloisi è sponsorizzata dall'assessore regionale del Pdl Paolo Gatti e che Rapagnà è il classico «duro e puro». Il prezzo da pagare, per il Pd, sarà in ogni caso alto. I candidati "minori" espressione dei partiti, Marco Borgatti della Sinistra Unita e Pasquale Avolio di Sel (entrambi rimasti fuori dal consiglio), già ieri hanno ammonito che il centrosinistra si può ricompattare solo a condizione che il Pd ceda su diversi punti: rinnovamento nei nomi, correzioni sul Prg, garanzie sulla riserva del Borsacchio. Non saranno trattative facili e scontate. Ma il Pd, a questo punto, non può continuare ad arroccarsi come ha fatto negli ultimi cinque anni. Un arroccamento che, visto il risultato di ieri, lo ha portato a un passo dalla disfatta.