Gli elettori razionali valutano dichiarazioni e comportamenti. Scelgono fra candidati e liste. Premiano e puniscono le prestazioni di chi ha governato e le promesse di chi ha fatto opposizione. Naturalmente, oltre alle tematiche locali, per loro di grande interesse, gli elettori razionali tengono in considerazione anche quanto avviene a livello nazionale. Questo è tanto più vero in queste elezioni amministrative poiché il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha insistentemente e deliberatamente voluto "politicizzare" il voto in alcune realtà locali, quelle da lui ritenute più importanti, vale a dire, anzitutto, Milano, poi, Napoli. Nel caso di Torino, vent'anni di buongoverno del centro-sinistra grazie a due sindaci, Castellani e Chiamparino, capaci e stimati, amministratori efficienti e persone corrette e trasparenti, hanno consentito a Piero Fassino di vincere alla grande al primo turno.
Anche a Bologna dove, comunque, vada, appare molto visibile l'avanzata della Lega, trainata da un giovane e credibile candidato, il candidato del centro sinistra sembra avviato ad una possibile vittoria al primo turno. Evidente, poi, è il vero e proprio sfondamento della Lista Cinque Stelle che va persino oltre il suo già straordinario livello di voti conseguito nelle elezioni regionali del 2010.
Per trarre conclusioni generali che abbiano fondamento è opportuno, nei contesti più delicati, attendere l'esito dei ballottaggi. Tuttavia, alcuni elementi meritano di essere sottolineati. L'erosione del berlusconismo è cominciata. Quel che più conta è che parte dalla testa, da quel luogo, Milano, che non è soltanto un simbolo, ma è stata la concretissima capitale dell'impero berlusconiano e leghista. Al Sud, il centro-destra non riesce a vincere neppure nella situazione più favorevole, dopo il cattivo governo del centro-sinistra, e nonostante promesse abbastanza vergognose di sanatoria per le abitazioni abusive. Al contrario, una parte consistente dell'elettorato napoletano ha manifestato il suo rigetto del vecchio e cattivo modo di fare politica e formulare promesse indecenti, mandando al ballottaggio un esponente del mondo che Berlusconi odia: la "toga rossa" De Magistris che è portatore di un'altra visione politica improntata alla correttezza, al rispetto e all'applicazione della legge. Il Partito Democratico, tranne nel caso di Napoli dove, anche attraverso primarie mal fatte, è riuscito a complicarsi la vita, esce in buone condizioni da questa tornata elettorale, essendo in vantaggio anche a Cagliari e a Trieste. A Milano, oltre alle qualità personali di Pisapia, conta moltissimo nella sua davvero elevata percentuale di voti, il fatto che era il candidato ufficiale del centro-sinistra emerso vittorioso dalle primarie organizzate dal Pd.
Il bipolarismo, anche grazie alla legge elettorale che impone i ballottaggi, tiene. Molto, nei più importanti dei duelli, dipenderà dai dirigenti e dagli elettori del Terzo Polo. Hanno nelle loro mani esiti che potrebbero essere clamorosi. E' a loro che spetta sferrare un colpo vigoroso al centro-destra e al berlusconismo oppure prolungarne, oramai non più per molto tempo, la difficile esistenza. Dai ballottaggi dipenderà la sorte non soltanto di alcuni governi locali, ma anche dello stesso governo nazionale. I dati del primo turno sembrano suggerire che la maggioranza parlamentare che Berlusconi ha costruito con lusinghe, regali e trasformismo non ha una chiara e forte corrispondenza nell'elettorato. Si stanno per aprire nuovi scenari.