ROMA. «L'unico modo per recuperare è quello di far venir fuori il vero volto di Giuliano Pisapia. Lui ha la faccia pulita, ma a sostenerlo ci sono i centri sociali e la sinistra estrema». Berlusconi sigla una tregua armata con Bossi, almeno fino ai ballottaggi e ai vertici del partito, riuniti ieri a palazzo Grazioli dice che con la Lega «non ci sono problemi».
Poi però aggiunge che le scelte dovranno essere «condivise» e detta le condizioni per la vittoria. Dopo lo tsunami che si è abbattuto su Milano e gli ha dimezzato le preferenze (poco meno di 28 mila voti contro i 53 mila del 2006), il Cavaliere prova a cambiare strategia e ai vertici del partito dà una precisa indicazione: «Ora tutto il centrodestra deve sostenere Letizia Moratti». Tutto il centrodestra vuol dire soprattutto la Lega, che ha accettato la candidatura della Moratti solo dopo mesi di tira e molla, non ha digerito la batosta di domenica scorsa e rinvia il regolamento dei conti a giugno, dopo i ballottaggi.
Per avere una speranza, il Cavaliere prova a cambiare registro. Non più comizi, attacchi ai giudici, show davanti al tribunali e iniziative a sostegno dei candidati ma solo una campagna basata sul territorio. La nuova fase che il premier ha illustrato ieri alla Moratti e alla quale ha detto che al ballottaggio «si può vincere», prevede che sia il candidato sindaco a rivolgersi ai cittadini. Berlusconi non ha ancora deciso se "metterci la faccia", lo farà solo se i sondaggi diranno che c'è qualche chance di farcela. Nei prossimi giorni la Moratti invierà una lettera agli elettori milanesi mentre in città dovrebbero comparire oggi dei manifesti il cui testo è stato deciso direttamente dal Cavaliere: «Non lasciamo che Milano finisca nelle mani dei centri sociali».
I coordinatori i del Pdl, che si sono riuniti ieri per dare una lettura politica del voto, provano a vedere il bicchiere mezzo pieno. «L'attenzione è andata su Milano ma, andando a vedere i dati sui comuni sopra i 15 mila abitanti e sulle province, c'è stato un sostanziale pareggio con il centrosinistra mentre il Terzo Polo è andato male e in alcuni casi è divenatato il Quarto Polo» spiega Denis verdini, per il quale il test sul capoluogo lombardo «non avrà alcuna conseguenza sul piano nazionale». «Da oggi» aggiunge Ignazio La Russa «comincia un'altra partita e siamo convinti di poterla vincere». Esattamente quel che ieri mattina Berlusconi ha detto alla Moratti prima di lasciare Milano. Il disimpegno del premier sarà la carta vincente? La risposta arriva da Gaetano Quagliariello: «Berlusconi parlerà nel momento in cui lo riterrà opportuno. Parlerà con atti e fatti concreti, darà il segnale di aver compreso il messaggio che ci è arrivato da questo voto...». Il Cavaliere teme ripercussioni sul rapporto con Bossi e tutto si giocherà nei prossimi giorni di campagna elettorale. Per vincere a Milano, il Pdl dovrebbe recuperare almeno una parte dei voti che sono finiti al Terzo Polo ma l'ironia di Verdini non aiuta. «Sono contento che Verdini si preoccupi per noi, ma se fossi in lui mi preoccuperei di più per i risultati del Pdl...» sibila Casini. La replica del leader centrista è la prima risposta alla «chiamata» che parte nel pomeriggio da via dell'Umiltà. «Giovedì», annuncia La Russa, «ho organizzato un incontro a Milano con altri esponenti che non ci hanno appoggiato al primo turno...». Si tratta di Adolfo Urso e Andrea Ronchi? Il coordinatore del Pdl lascia intendere che si tratta di loro («Lo avete detto voi...») ma poi, dopo un paio d'ore, precisa: «Non ho mai fatto il nome di Urso...». Sfumature diverse tra i due big del Pdl, Verdini e La Russa, sulla reazione del Cavaliere. «Berlusconi non è preoccupato» dice il primo. «Non credo che Berlusconi sia contento» ammette il secondo.