Il parlamentare rilancia sul tema delle alleanze e chiama tutti a raccolta per i turni di ballottaggio
PESCARA. «In Italia, c'è un'aria di cambiamento e la fine del Berlusconismo sembra ormai avviata. Anche in Abruzzo, il nuovo clima politico influirà sui ballottaggi e le alleanze future». E' l'auspicio espresso dal senatore del Partito democratico, Giovanni Legnini.
Senatore Legnini, il governatore Chiodi dice che il Pdl avanza in Abruzzo. Siamo dunque alle solite, il giorno dopo il voto vincono sempre tutti?
«Il Pdl prova a consolarsi con il pallottoliere e il numero dei Comuni conquistati rispetto al 2006, ma l'avanzata del centrosinistra e l'arretramento del Pdl sono sotto gli occhi di tutti. Il risultato è netto: ballottaggi nei quattro Comuni principali con ottimi posizionamenti dei candidati del centrosinistra, larga affermazione nei Comuni medi da 5 a 15mila abitanti e nei piccoli centri. Vero è che se, a Roseto e Francavilla, la coalizione fosse stata ancor più unita, in particolare con Sel, il risultato sarebbe stato più ampio».
Allora è proprio così, hanno vinto tutti.
«La sconfitta del Pdl è stata secca. In alcuni casi, i dati sono clamorosi: a Vasto e Francavilla, è andato in crisi l'abbraccio politicamente sterile tra Pdl e Udc, nonostante l'apporto delle liste civiche e l'impegno in prima persona del governatore con gran parte di giunta e consiglio regionale. A Vasto, ministri e parlamentari sono stati nelle piazze a sostenere candidati che hanno preso poco più del 20 per cento. A Francavilla, De Felice (aspirante sindaco del Pdl ndr) ha avuto l'appoggio di Chiodi, del ministro Fitto e la telefonata di Berlusconi ma non è andato neppure al ballottaggio».
Sono questi i segnali del cambiamento in Abruzzo? «La necessità di cambiare nasce dalle divisioni, l'inconcludenza di governo alla Regione e nelle Province, la ripetitività della politica degli annunci».
Qual è stato il ruolo del Pd?
«In questi anni di opposizione non abbiamo litigato e non ci siamo parlati addosso. Abbiamo parlato invece agli abruzzesi, siamo stati propositivi. Al contrario, in campo avverso si sta determinando una frattura: non c'è un solo capitolo dell'azione amministrativa dove possono dire di avere avuto successo».
Superate tutte le divisioni nel Pd, che pure erano emerse come nel caso di Picciano?
«L'unità del centrosinistra è stata ritrovata dappertutto, i nostri contrasti sono granellini di sabbia al confronto del centrodestra. Tant'è che, a Francavilla, il ballottaggio lo farà D'Amario che, come si sa, è apertamente contrario alla dirigenza del Pdl».
A che punto è il progetto di ampliamento delle alleanze a sinistra?
«Chiediamo da anni un allargamento ma in Abruzzo l'Udc ha deciso di stare con il Pdl, nonostante le scelte che caratterizzano il partito di Casini a livello nazionale. Eppure, i risultati non si vedono. Un caso su tutti: a Lanciano, il candidato del centrodestra prende undici punti meno delle liste di riferimento. E' al 40 per cento, il punto più basso nella storia della città. E' una linea sconfitta in Abruzzo, soprattutto in provincia di Chieti, dove c'è il fulcro dell'alleanza Udc-Pdl».
Si può definire azzerata la tendenza degli ultimi tre anni di sconfitte?
«Mi auguro di sì, ma so che c'è ancora un bel tratto di strada da percorrere insieme agli alleati della coalizione. Aggiungo che abbiamo idee chiare per invertire la rotta e molto fiducia per affrontare i ballottaggi nel modo migliore».