PESCARA. Oltre 300 lavoratori stanno per perdere il posto per la drammatica situazione del porto. Lo scalo è praticamente chiuso e decine di imprese sono bloccate da mesi: sono già partiti licenziamenti e cassa integrazione. Ieri, gli operatori hanno lanciato l'allarme.
Titolari di aziende petrolifere, agenzie marittime, spedizionieri doganali, ormeggiatori, si sono riuniti alla stazione marittima per illustrare ai giornalisti il dramma che stanno vivendo operatori commerciali, marittimi e lavoratori per uno scalo non più utilizzabile, a causa dei fondali insabbiati. C'è chi minaccia esposti e richieste di danni, che superano complessivamente decine di milioni di euro. E' eloquente il necrologio affisso ad una delle pareti interne della struttura, in cui si annuncia la morte del porto di Pescara. «Dopo duemila anni di onorato servizio», si legge, «è venuto a mancare sotto i colpi della burocrazia, dell'incompetenza e dell'incuria. Ne danno il triste annuncio i pescatori, gli operatori economici, la cittadinanza e quanti perderanno il posto». Intanto, il dragaggio è sempre fermo, in attesa delle analisi. Manca, inoltre, una discarica dove depositare i fanghi, perché l'impianto di Moscufo è ancora sotto sequestro. Il provveditorato alle Opere pubbliche ha convocato per oggi, alle 10, una riunione alla Direzione marittima.
POSTI A RISCHIO Il porto continua ad essere interdetto alle petroliere. La Niker è da sei giorni ferma al largo e non può entrare nello scalo, perché non sussistono, al momento, le condizioni minime di sicurezza. La Direzione marittima ha misurato una profondità di 1,5-2 metri, la metà dei metri necessari per far entrare petroliere a carico ridotto. Oggi, l'Arta dovrebbe fare nuove misurazioni batimetriche. Ieri, i tecnici hanno effettuato prelievi della sabbia per le analisi con l'aiuto del pontone utilizzato dalla ditta incaricata del dragaggio.
Gli effetti di un porto ormai inservibile si sono già fatti sentire da tempo. Sabatino Di Properzio, titolare di un'azienda petrolifera, è stato costretto a mettere 25 dipendenti in ferie forzate per 3 mesi. «A farne le spese è anche l'indotto», ha detto, «in tutto 50 persone che rischiano il posto». Emilio Del Nunzio, titolare dell'agenzia doganale, ha licenziato due spedizionieri. «Sono rimasto con una sola dipendente», ha raccontato, «ora sto pensando di chiudere».
«DRAGAGGIO INUTILE» Le previsioni sono nere. Lo hanno confermato gli imprenditori Sabatino Di Properzio, Giuseppe Ranalli e il pilota del porto Leonardo Costagliola che ieri mattina hanno incontrato il comandante della Direzione marittima Pietro Verna.
«Il dragaggio così come è stato fatto fino ad oggi non serve a nulla», ha avvertito Bruno Santori, responsabile della società Sanmar, «sono stati spesi finora 2,4 milioni di euro per l'escavo, ma i fondali sono addirittura peggiorati». «Chiediamo risposte certe dalle istituzioni», ha aggiunto Ranalli, «perché ci sono aziende che chiudono».
«IL PORTO E' INSICURO» «Oggi il porto non è più sicuro», ha osservato Costagliola, «l'ultima nave che ha attraccato è dovuta uscire a marcia indietro per evitare di incagliarsi. Non riescono a fare manovra nemmeno i rimorchiatori». Per questo, gli operatori chiedono alle istituzioni di avviare le procedure di somma urgenza, previste dalla legge, che, a loro dire, consentirebbe di gettare i fanghi in mare, evitando così lo stoccaggio in discarica. Questa procedura consentirebbe di velocizzare enormemente le operazioni di dragaggio. Ma fonti della Direzione marittima hanno fatto sapere che non è possibile: «Ci sono le analisi che indicano che i fanghi sono fortemente inquinati».