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Pescara, 18/06/2026
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Data: 19/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
«Io, in cassa integrazione da quattro anni» Il dramma di un portuale. E per la Croazia già venduti 10 mila biglietti

PESCARA. «Non voglio pensare che qualcuno sia in malafede, ma di certo nei confronti del porto c'è un'inerzia che si ripercuote sulle tasche più deboli». Maurizio Marini, della Compagnia portuale, è in cassa integrazione da quattro anni, dopo che ha fatto questo mestiere per trenta. «Ogni tanto lavoricchio a Ortona», racconta, «a Pescara ormai è difficile: con tutta la volontà delle imprese di darci qualche incarico, non ci sono le possibilità. Non capiscono che così rovinano tutta la città e alzano i prezzi delle merci: il trasporto via mare è più economico, ma nessuna imbarcazione rischia di restare incastrata nel fondale per arrivare qui. Noi abbiamo molta voglia di lavorare, ma non ce lo permettono».
Un'idea, quella della fame di lavoro, condivisa da Gianni Leardi, dell'Agenzia marittima, che rassegnato snocciola i paradossi del porto di Pescara: «La Snav, che gestisce i viaggi in traghetto da Spalato, da dicembre ha venduto diecimila biglietti. I turisti hanno approfittato delle promozioni invernali e delle tariffe ridotte. Il servizio inizierà il 23 luglio e per allora», continua, «prevediamo di vendere fino a trentamila biglietti. A questo punto però è bene usare il condizionale: ci hanno garantito che la situazione sarà risolta, ma per ora ci hanno consegnato un porto che del porto non ha nulla. Hanno sistemato una sola banchina, l'altra è abbandonata a se stessa», si sfoga, «senza contare la mancanza di illuminazione, di servizi igienici, di un punto di accoglienza per i turisti. Noi siamo costretti a dare informazioni, opuscoli, consigli su come muoversi in città. Fra poco Pescara non avrà più nulla, il turismo potrebbe essere la sua ultima risorsa. Ma chi dovrebbe investire in questa direzione, lavora in un'ottica miope senza rendersi conto del danno che sta facendo alla città. Da febbraio», continua, «l'Agenzia marittima ha messo in cassa integrazione quattro operai: eravamo un'azienda florida, ora siamo in grossa crisi e così non resisteremo a lungo. Il porto è nell'incuria totale da almeno quattro anni, ora la situazione è insostenibile: quando si decidono a fare qualcosa?».

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