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Pescara, 18/06/2026
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19/05/2011
Il Messaggero
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Porto, funerale e ultimatum azioni legali se salta la Snav. Sit-in degli operatori, draga ferma, vertice in capitaneria
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«Il porto di Pescara è morto sotto i colpi della burocrazia, dell'incuria e dell'incompetenza». S'affidano al sarcasmo gli operatori portuali che ieri al sit- in nella stazione marittima hanno celebrato il funerale del porto, con tanto di manifesto funebre e pagine sul calvario dello scalo, con cronodisastro dal 2009 a oggi: dalle prime emergenze ai rimpalli di responsabilità tra Provveditorato, Regione, Arta e Capitaneria. A gridare rabbia e indignazione ci sono tutti, a cominciare da Bruno Santori e i colleghi della Sanmar; rivendicano spese d'investimento quelli della Gesmar e Carlo Borromeo di Sevemar; c'è Abruzzo costiero con Sabatino Di Properzio e l'agente Giuseppe Ranalli: la loro Niker è costretta in rada con due tonnellate di carburante. «La nave sarà forse dirottata a Brindisi, per noi è la chiusura». C'era Leonardo Costagliola, pilota del porto, «per le navi è impossibile manovrare». S'è affacciato Francesco Scordella, rappresentante di una marineria esasperata e pronta a imminenti gesti clamorosi. Da brivido le parole di Quinto Ippoliti, tour operator della Pentatur e referente per la Croazia: «Il Pescara Jet è in copertina sull'opuscolo della Snav e proprio quest'anno, complici i forti rincari per la Sardegna e la situazione critica nel Mediterraneo, la Croazia sta avendo un boom di richieste. Un business che non ci vede protagonisti, purtroppo, perché siamo costretti ad avvisare i clienti della paralisi del porto. I più ottimisti prenotano lo stesso, molti altri non rischiano e scelgono Ancona. Un danno commerciale enorme e assurdo - conclude Ippoliti -, considerato che persino durante la guerra siamo riusciti a mantenere i collegamenti con l'altra sponda dell'Adriatico». Santori lancia l'ultimatum: «Ufficialmente quest'estate la Snav farà servizio da Pescara alla Croazia ma siamo già al lavoro con i legali per cautelarci: se il Pescara Jet si annulla qualcuno dovrà ripagarci dei danni». Gli operatori portuali pretendono un'inversione di rotta, un cambiamento di strategia e di metodo: i fondali del porto vanno riportati a 6 metri e serve fare presto. «I due milioni e mezzo stanziati sono soldi buttati, la situazione ad oggi non è migliorata di un centimetro» hanno detto e ripeteranno oggi alle 10 in Direzione marittima: l'incontro è stato sollecitato dal provveditorato alle opere pubbliche per avere lumi sull'autorizzazione a scavare altri diecimila metri cubi di fanghi. Nel frattempo il dragaggio è fermo perché manca l'autorizzazione e forse perché l'impianto di stoccaggio dei fanghi a Moscufo è sotto sequestro. La draga di Nicolaj, dicono in porto, è intanto al lavoro all'ingresso della canalina, su richiesta della Capitaneria. «Un'azione che potrebbe rivelarsi illegittima perché non si può fare con la benna - incalza Enzo Del Vecchio, consigliere Pd - basta leggersi la norma e la nota del dirigente regionale per l'ambiente, Gerardini». Gli operatori portuali chiedono che la Capitaneria «adotti subito la procedura di somma urgenza, ripristinando il sito della discarica a mare e consentire lo sversamento dei fanghi al largo, con notevole risparmio» hanno detto al sit in di protesta. Le critiche non hanno risparmiato il direttore marittimo Verna, «ragiona da burocrate». Ma di fatto, spiegano dalla Capitaneria, «l'emergenza che consente di bypassare le analisi vale per improvvise mareggiate, ma qui le analisi ci sono e dicono che i fanghi sono talmente inquinati da non poter finire in mare». Se oggi a piazza della Marina non si cambia marcia è la fine. Anzi, il porto è già morto.
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