RIFORMA IN BILICO La sentenza del Tar contro i tagli a Guardiagrele estende il fronte del no al piano di riordino 2010
PESCARA. Tutto da rifare. I tagli ospedalieri decisi nel 2010, con azzeramenti di reparti e posti letto per acuti, potrebbero presto tornare sul tavolo del ministero per essere rielaborati ex novo. L'ultima sentenza del Tar L'Aquila, che ha accolto, accorpandoli, tre ricorsi contro la chiusura del Santissima Immacolata di Guardiagrele, è come una valanga che può spazzare via la riforma del governatore Gianni Chiodi, in veste di commissario alla Sanità nominato dal governo, e dalla sub-commissario Giovanna Baraldi. Ad ammetterlo è lo stesso presidente della Regione che ieri, nel commentare l'ultima decisione del Tar, ha in qualche modo alzato bandiera bianca sui provvedimenti che hanno sancito la chiusura o la riconversione di 6 ospedali in Abruzzo (vedi tabella). Il principio riaffermato dai giudici è che un atto commissariale non può stravolgere l'assetto sanitario di una legge regionale, in particolare quella approvata dal centrosinistra negli anni della presidenza Del Turco. Chiodi, in sostanza, non poteva compiere atti con forza di legge, né atti contrari alle leggi approvate. «Chiederò al governo qual è il mio ruolo», annuncia Chiodi, «perché, da un lato, ho un suo mandato per risanare il deficit sanitario, dall'altro, la giustizia amministrativa cambia le decisioni». Il governatore aggiunge che siamo di fronte a «una situazione nuova, che non interessa solo l'Abruzzo. Il Tar», spiega, «si è pronunciato alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale. Bisogna quindi capire in che modo muoversi e verificare se il governo farà ricorso al Consiglio di Stato».
Chiodi si difende. Ricorda che l'Abruzzo non è più considerata regione «canaglia» sui conti della sanità, e che da quando è commissario «i risultati sono davanti agli occhi di tutti». Ma è proprio la diversa percezione della realtà delle cose a divaricare il fronte politico, con una contestazione che cresce, giorno dopo giorno, anche alla luce delle sentenze dei tribunali. «Otto bocciature dei giudici del Tar», rileva il consigliere regionale di Sel, Franco Caramanico, «dimostrano che tutto l'impianto della politica sanitaria di Chiodi è compromesso da un vizio di illegittimità. Vizio che scaturisce dall'abuso di credere di poter assumere decisioni contro le leggi della Regione e scavalcando le competenze del Consiglio. Il danno portato all'Abruzzo», prosegue Caramanico, «si traduce nell'interruzione di un percorso virtuoso, avviato nel 2007, che ha consentito la diminuzione del deficit e del tasso di ospedalizzazione. Indici che, con Chiodi, sono tornati a salire. Come se non bastasse, la Regione è bocciata sui livelli essenziali di assistenza». Caramanico definisce brutali le azioni che cancellano gli ospedali, perché «non rispondono a logiche di risanamento, ma a scelte politiche scellerate». E chiede la revoca del mandato di Chiodi da responsabile della sanità regionale, «anche se la dignità e il rispetto dei cittadini dovrebbero indurre spontaneamente il governatore a fare un passo indietro e a rimettere l'incarico».
Non fa sconti il Partito democratico, da cui arriva analoga richiesta di dimissioni. «Non ci troviamo» commenta il capogruppo, Camillo D'Alessandro, «di fronte a un dettaglio, ma al fallimento dell'intera impostazione del lavoro commissariale. Ora Chiodi si dimetta e ripristini la legalità, quella stabilita dalle sentenze. Lasci spazio alla collegialità delle decisioni, che si assumono pubblicamente in Consiglio regionale. Se Chiodi disattenderà le sentenze», prosegue D'Alessandro, «saremo costretti a rivolgerci alla magistratura, anche perché in commissione sanità ci rifiutano o ritardano la consegna dei documenti».