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Pescara, 18/06/2026
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Data: 19/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«I nostri non ne possono più». Salvini: «Basta perdere tempo sulle riforme, ci sentiamo presi in giro»

MILANO - Dall'alto delle sue novemila preferenze personali, Matteo Salvini è sempre più saldamente alla guida del drappello leghista di Palazzo Marino, sede del Comune. Però è un drappello che rischia di essere fortemente ridimensionato rispetto alle speranze e ai calcoli fatti prima del voto. Colpa di chi? «Non mi metto certo a far polemiche adesso» risponde lui.
Salvini, come interpretare le parole di Bossi: «Non possiamo farci trascinare a fondo dal Pdl»?
«Dopo un risultato come quello di Milano il messaggio mi sembra inequivocabile: Bossi manda a dire a Berlusconi che le cose non possono andare avanti così».
Come dovrebbero andare?
«La nostra gente da troppo tempo ci chiede un'accelerata che stenta ad arrivare sui temi che sono più cari alla Lega».
Perché in tanti vi hanno voltato le spalle?
«Le riforme di cui molto si parla non si toccano con mano, sembrano sempre di là da venire, se ne discute molto ma non si vedono. La pazienza ha un limite, finisce che ci si sente presi in giro».
Solo questo?
«Certe uscite del premier e di molti esponenti del Pdl certo non aiutano. E poi basta con queste ossessioni giudiziarie, la nostra gente non ne può più».
Quindi se le cose non cambieranno l'alleanza con il Cavaliere andrà in frantumi?
«Alt, un attimino. Adesso ci sono i ballottaggi da affrontare. Tutti insieme, tutti uniti, tutti a lavorare senza polemiche e contrasti. Farcela, ce la possiamo ancora fare».
E dopo?
«Dopo si vedrà. I conti si faranno fra quindici giorni».
Comunque per voi è stato un bel campanello di allarme.
«Adesso dobbiamo convincere quelli che non sono andati a votare al primo turno».
Bossi dice: «a Milano abbiamo sbagliato campagna elettorale». Chi ha sbagliato: lei Salvini, o il Pdl?
«Non lo so a chi si riferisse Bossi. Ma so che la nostra campagna elettorale è agli atti: abbiamo sempre e solo parlato delle questioni che importano la città. Sono stati altri che hanno parlato di brigate rosse, di furti d'auto, di voto dalla valenza nazionale».
Berlusconi probabilmente non tornerà a fare comizi a Milano prima del ballottaggio. Vuol dire che non crede più nella vittoria?
«Semmai vuol dire che ci crede. Dobbiamo parlare delle cose di Milano, la sua presenza potrebbe distrarre l'attenzione».

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