«Disgustati è la parola giusta, ecco perché ce ne siamo andati». Nel piazzale assolato della Direzione marittima spuntano Bruno Santori, responsabile della Sanmar e il petroliere Sabatino Di Properzio. Hanno appena lasciato il tavolo convocato dal comandante Pietro Verna per fare il punto sul dragaggio del porto. Ma hanno entrambi una espressione sconsolata, come Francesco Scordella e gli altri rappresentanti della marineria: «Niente, assolutamente niente, da questa riunione non è emersa alcuna novità». Un paio d'ore più tardi, alla fine del vertice con l'Arta, la Regione, il Comune, il Provveditorato delle opere pubbliche e la ditta Nicolaj, spunta nel piazzale anche il sindaco Luigi Albore Mascia, scuotendo il capo: «Non c'è strategia e non ci sono soldi per interventi strutturali. Questa storia è nata male. L'unica strada praticabile, al momento, è lo svuotamento della vasca di colmata».
Il porto muore, affoga sotto i fanghi e i veleni del fiume, ma è soprattutto la burocrazia (un termine dietro il quale si nasconde spesso di tutto) il suo nemico più grande. Anche ieri mattina, nell'ennesimo vertice convocato per superare l'emergenza, l'Arta e il Provveditorato non hanno fatto che rintuzzarsi sulla vicenda delle analisi dei fanghi. E mentre attorno al tavolo della Direzione marittima si continuava ad inveire tutti contro tutti, con il sindaco Albore Mascia che questa volta non le mandava a dire: «Ci avete preso in giro fino ad oggi...», nel porto canale si registrava l'ennesimo incidente, con un peschereccio insabbiato mentre tentava di fare carburante.
Così, alla fine di un'altra giornata inconcludente per la sorte del porto, si apprende soltanto che Arta e Provveditorato troveranno l'accordo per dragare altri diecimila metri cubi di sabbia, mentre tutti sono ormai concordi sul fatto che per ridare piena agibilità allo scalo occorrerà dragarne duecentomila. L'altra certezza è che il porto non sarà chiuso, come avevano chiesto armatori e operatori economici. Il comandante Verna ha espresso un "no" tassativo su questo. Al porto non faranno ingresso solo le imbarcazioni che non hanno un pescaggio sufficiente: fra un po', dunque, soltanto i gommoni. E forse neanche quelli.
Santori assicura che il catamarano della Snav, con un pescaggio di soli 2,5 metri (più o meno quello di un peschereccio medio) non dovrebbe incontrare ostacoli. Dunque il collegamento con la Croazia non dovrebbe essere in discussione. Ma non ci sono certezze neanche su questo. Anche perché la banchina di levante è inagibile, ridotta ad un immondezzaio e in completo abbandono (sono spariti persino i parabordi). Se arriverà, il Pescara Jet dovrà attraccare in quella di Riva. Molto più incerto il futuro delle petroliere. Sabatino Di Properzio esclude il ricorso ai camion: ne occorrono circa 700-800 al mese per trasportare il carburante nella sua azienda, con problemi enormi di viabilità e di costi aggiuntivi. E sembra che anche l'eventuale trasferimento della Di Properzio ad Ortona incontri molti ostacoli: «Dovremmo utilizzare i capannoni del legname che sono dell'Eni e nessuno ci dice che ci sarà concessa l'autorizzazione».
Anche i pescatori allargano le braccia: «Non abbiamo più neanche la forza di reagire...», commentano seduti a capo chino sulle scale della Direzione marittima.
Eppure, agli inizi del marzo scorso, l'ex pilota del porto Gianni Del Rosso aveva avvertito: «Con l'arrivo dell'alta pressione sarà la fine». Quarant'anni in mare, nessuno gli ha dato ascoltato.