Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/06/2026
Visitatore n. 755.068



Data: 20/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tremonti convoca Chiodi, martedì si decide. A rischio il taglio dei posti letto. Saranno definiti i poteri del commissario dopo gli stop del Tar

PESCARA - Sulla sanità rischiatutto firmata Gianni Chiodi si appunta un altro punto interrogativo. Questione di giorni, forse di ore: il ministero potrebbe rifiutare di mettere il timbro sul taglio dei posti letto tanto sbandierato e tanto atteso, un diciotto per cento secco che si dovrebbe abbattere come una scure su cliniche private e reparti ospedalieri, una sforbiciata che potrebbe azzoppare una volta per tutte la sanità abruzzese ma che serve a risanare il buco profondo dei conti sanitari. Potrebbe farlo se volesse rispettare le otto sentenze di tribunali amministrativi e della Corte Costituzionale.
La decisione sarà presa martedì prossimo nel corso di un incontro convocato dai ministri Tremonti, Fazio e Fitto con tutti i commissari e sub commissari d'Italia. L'occasione per mettere a punto i poteri e i margini di manovra dei commissari, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha piantato paletti precisi, stabilendo che non possono intervenire su leggi regionali, competenza esclusiva dei consigli regionali. Era stato lo stesso Chiodi mercoledì scorso, dopo l'ennesima bocciatura del Tar, a scrivere ai tre ministri per sapere quali fossero i suoi spazi di manovra. Risposta immediata, rinvio a martedì. I poteri del commissario diventano problema nazionale.
Ma intanto l'Abruzzo rischia e di brutto. Diciotto per cento uguale per tutti come il sei politico è il taglio che serve a risanare i conti, una sforbiciata che è rimasta tre anni in incubatrice e che poi tanto uguale non è perchè il piano messo a punto nel maggio 2010 non ha tenuto conto della riattivazione dei posti letto di Villa Pini che nel frattempo ha riaperto i battenti sotto un'altra bandiera. Ma proprio quel taglio che si basa sul piano operativo della sanità annullato dal Tar dell'Aquila con la sentenza che boccia la «condotta illegittima» di Gianni Chiodi e l'uso distorto dei poteri commissariali, potrebbe finire nel cestino della carta straccia. Se il ministero decidesse di strapparlo, firmerebbe la nona bocciatura per il governatore dell'Abruzzo. Che nel frattempo però ha fatto approvare dalla giunta regionale la graduatoria per i papabili alla guida dell'Agenzia sanitaria regionale, venti nomi tra i quali adesso dovrà essere pescato il fortunato successore di Franco Di Stanislao, finito nel ciclone di Sanitopoli e dell'attuale commissario Angelo Muraglia.
Ma il no del ministero non è la sola insidia che cova sotto la marea di sentenze che hanno smontato la politica sanitaria della Regione: anche i privati potrebbero decidere di impugnare il piano operativo (al momento il ricorso presentato dall'Aiop riguarda soltanto la riabilitazione) e chiedere i danni alla Regione, alla faccia dei risparmi e dei sacrifici imposti dal commissario. Torna a chiedere un consiglio regionale straordinario su questo argomento il consigliere Pd Caludio Ruffini. Ma un tale cataclisma non scuote la giunta regionale, nonostante i giudizi pesantissimi di otto tribunali. Come quello del Tar aquilano. Scrivono i giudici amministrativi del capoluogo abruzzese che Chiodi ha infranto i principi della ripianificazione del deficit sanitario. Lo ha fatto quando ha «violato» il piano di rientro e in particolare, la legge regionale 6/2007 che ha «approvato quelle medesime linee guida già formalmente recepite dallo stesso piano». Il commissario quindi «avrebbe dovuto fedelmente eseguire» la ripianificazione da deficit stabilita in quella legge, approvata dal governo di centrosinistra. Ma dice di più il Tar: Chiodi avrebbe dovuto rispettare il piano sanitario regionale firmato dai suoi predecessori, e cioè «l'intera filiera programmatica piano di rientro-linee guida-piano sanitario regionale, che avrebbe dovuto costituire la stella polare dell'azione commissariale». Invece lui l'ha calpestata. Se Chiodi avesse voluto modificare una legge regionale, avrebbe dovuto chiedere il favore alla sua maggioranza e portare il progetto in consiglio regionale. Se non lo ha fatto, è forse perchè su quella maggioranza non ci può troppo contare.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it