Casini: dal Carroccio una proposta ridicola. Zingaretti: Roma umiliata
ROMA Il no di Renata Polverini e Gianni Alemanno non poteva essere più netto. La proposta leghista di trasferire da Roma alcuni ministeri si scontra con la determinazione della governatrice del Lazio e del sindaco di Roma, il quale avverte anche Umberto Bossi: se insiste, saltano tutti gli accordi fin qui stipulati. Dunque, all'affondo del Carroccio Polverini e Alemanno rispondono chiedendo, in un comunicato congiunto, «un incontro urgente» con il presidente del Consiglio «per avere chiarimenti in merito alle ipotesi, ripetutamente avanzate dalla Lega, di trasferire alcuni ministeri dalla capitale».
Non solo. Spostare i dicasteri da Roma rimetterebbe «in discussione ogni equilibrio e ogni intesa», è l'ammonimento rivolto dal sindaco a Bossi. «Al leader del Carroccio rispondo: l'unica parola data che conta - afferma Alemanno - è quella nei confronti degli elettori. Nel programma elettorale del centrodestra non è mai stato inserito lo spostamento dei ministeri. Quindi compiere questo atto, tra l'altro senza neppure un voto parlamentare, sarebbe una violazione del mandato elettorale». «I nostri elettori - insiste il sindaco - si aspettano grandi riforme anche in senso federalista, si aspettano la riduzione dei ministeri, non il loro spostamento con aumenti di costi e appesantimento delle burocrazie. Siamo sempre di fronte a balle, perché oggi si parla di spostare solo ministeri senza portafoglio con solo qualche decina di dipendenti, ma si tratterebbe comunque di una violazione del mandato elettorale che rimette in discussione ogni equilibrio e ogni intesa. In altri termini avviso ai naviganti: Roma questa cosa non l'accetta». Mentre la presidente della Regione Lazio assicura: «Lo spostamento dei ministeri è una forzatura inaccettabile, sciaguratamente accelerata solo per ragioni elettorali».
La presa di posizione così determinata di Polverini e Alemanno fa il paio con le critiche che le opposizioni rivolgono al Carroccio e, di rimbalzo, direttamente a Berlusconi. «Sventolare due ministeri a Milano a una settimana dal voto è un sintomo impressionante di mancanza di serietà», polemizza Pier Ferdinando Casini. «Alemanno, giustamente, le ha definite soltanto balle e mi verrebbe da dire per fortuna, se non fosse che l'Italia sta finendo nel ridicolo. Anche il bollettino giornaliero delle reciproche aggressioni - conclude il leader Udc - contribuisce a svilire la credibilità della politica e a far perdere a tutti il senso delle dimensioni, mentre c'è ancora chi si ostina a difendere questo bipolarismo accattone». E se il finiano Lo Presti provocatoriamente chiede che se i ministeri vanno a Milano «a Roma venga l'Expo», il Pd va giù pesante: «Il fuoco di sbarramento di Alemanno e Polverini nei confronti della proposta della Lega - taglia corto Michele Meta - non fa altro che azzoppare il ballottaggio di Milano dove per la Moratti le cose si complicano. E' una farsa che dimostra l'inaffidabilità di una classe dirigente». Chiude Nicola Zingaretti, presidente della Provincia: «Stiamo discutendo di cose ridicole. Ma ciò che è sicuro è che Roma non è mai stata così umiliata».