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Pescara, 14/04/2026
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Data: 24/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Scuole, l'Abruzzo torna all'anno zero. La denuncia della Cgil: situazione drammatica fra tagli e classi sovraffollate

LA RIFORMA DELL'ISTRUZIONE Insufficienti le immissioni in ruolo Conseguenze devastanti per le famiglie

PESCARA. L'Abruzzo è fra le regioni messe peggio per quanto riguarda la scuola. Ne è convinta la Cgil che, dati alla mano, denuncia una situazione drammatica fatta di tagli (3.645 posti in meno tra docenti e impiegati), classi sovraffollate e scarsa qualità dei servizi.
«Basta inseguire le farfalle, in Abruzzo a settembre chiudiamo la scuola». Cinzia Angrilli, della segreteria regionale Cgil scuola, non usa mezzi termini per descrivere la situazione pericolante che lascia il Decreto sviluppo. Non vuole scendere in polemica, ma contraddice anche i toni piuttosto trionfalistici che la Cisl aveva adoperato alla luce della riforma: «Per carità, se dobbiamo parlare di numeri, quello che è stato promesso è sempre meglio di niente, ma il fatto è che l'Abruzzo è come se partisse da sottozero quindi quel che arriverà non riuscirà mai a colmare un vuoto che fino al 2012 diventerà abissale».
Per le altre tre delegate provinciali Cgil - Emilia De Nicola (Pescara), Lucia Di Luca (Teramo) e Mariella D'Orsogna (Chieti) - la situazione della scuola in Abruzzo è arretrata agli anni '50: «Non c'è nulla in prospettiva, nessun elemento della riforma va incontro ai problemi nei quali si imbattono ogni giorno docenti, impiegati, studenti e quindi famiglie».
La scure. Si comincia dai tagli «che stanno mettendo in ginocchio l'Abruzzo». Con la legge 133/2008, dal 2009 al 2012 la Cgil calcola che perderanno il posto 3.465 dipendenti della scuola, di cui 2.263 docenti e 1.202 lavoratori Ata (personale tecnico ausiliario). Questo perché, sempre secondo le previsioni del sindacato, il decreto destina all'Abruzzo 355 immissioni in ruolo, di cui 77 docenti, 124 insegnanti di sostegno e 154 lavoratori del personale Ata: una goccia in mezzo al mare. Di qui, desume il sindacato, tutta una serie di conseguenze che non farà altro che peggiorare la situazione.
Le pluriclassi. Nella scuola primaria (elementare) si accentuerà il fenomeno delle pluriclassi che deriva dall'accorpamento: bambini, ad esempio, di prima e seconda elementare vengono inseriti nella stessa classe perché mancano gli insegnanti.
In provincia di Teramo sono già 30 le pluriclassi, nel Pescarese sono a Farindola e Montebello, a Chieti sono comparse nelle medie. «Ma come si fa a insegnare ai bambini di prima la presistoria e contemporaneamente portare avanti il programma dell'antica Roma ai bambini di seconda?», domanda Lucia Di Luca.
Nel Chietino a soffrire di più sono le scuole nei piccoli centro di montagna. Fenomeno che contribuisce allo spopolamento verso i grandi centri della costa. «Alcune famiglie ci hanno già detto di avere pronte le valigie», afferma Mariella D'Orsogna citando San Salvo e Vasto. A causa dell'accorpamento si verifica poi l'aumento degli alunni al punto che in Abruzzo si registra una media di 30 bambini per classe a fronte di una media nazionale di 26.
Tempo pieno addio. Altra conseguenza dei tagli è il poco tempo pieno che le scuole possono permettersi. «Mentre in Italia si consolida, il tempo pieno a Pescara, Teramo e Chieti diminuisce malgrado la pressante richieste delle famiglie», sottolinea Emilia Di Nicola.
E l'elenco continua con il taglio degli specialisti di inglese, con la perdita delle sedi da parte dei docenti di ruolo, con la chiusura dei laboratori e con l'aumento dei disabili nelle classi (con il superamento dei limiti di legge) a causa delle poche ore di assistenza.
Spariti 4 milioni. La «perla» Cinzia Angrilli la riserva per ultima: «Il consiglio regionale aveva impegnato la giunta affinché recuperasse 4 milioni di euro che non aveva speso in precedenza sui 36 concessi per le supplenze dopo il sisma. A tutt'oggi non c'è traccia di quei 4 milioni».

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