(ANSA) - BENEVENTO - Ferrovie dello Stato sta valutando l' ipotesi di aumentare le tariffe sui treni di fascia alta, Eurostar e Alta Velocita', nell'ambito di una manovra finanziaria che in ogni caso non riguardera' i treni oggetto di contratti di servizio. ''Non toccheremo il trasporto locale - ha detto oggi l' amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, intervenendo a margine della presentazione dello studio di fattibilita' per l' alta velocita' Napoli Bari - e tutta la parte del trasporto oggetto di contratti di servizio. Parliamo di una manovra finanziaria per i servizi liberi, in particolare Eurostar e alta velocita'''. Moretti non ha fornito dettagli ne sull'entita' degli aumenti, ne sulla tempistica: ''ne stiamo parlando ma non abbiamo ancora deciso''. L'Ad di Ferrovie dello Stato ha spiegato la necessita' di ricorrere ad un adeguamento delle tariffe con il bisogno di nuove risorse per gli investimenti; ''Siamo - ha sottolineato - di gran lunga il paese dove i treni costano meno; non si possono avere treni e materiale rotabile nuovi e servizi piu' moderni se non ci sono soldi''. La necessita' di sbloccare gli aumenti dei biglietti, fermi da cinque anni, dal dicembre del 2001, era stata gia' ribadita dai vertici delle Fs qualche giorno fa. ''Abbiamo chiesto al governo di riconsiderare il sistema tariffario, nelle parti non legate a convenzione. Stiamo aspettando una risposta'' aveva detto il nuovo presidente dell'azienda ferroviaria, Innocenzo Cipolletta dopo che una richiesta di 'scongelamento' era arrivata anche dall'ad Moretti. L'attuale vertice di Fs, e' il terzo in ordine di tempo, a chiedere di far scattare i rincari bloccati. Il tormentone-tariffe prende infatti le mosse dal lontano 2001, quando a dicembre di quell'anno l'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti blocco' a sorpresa un adeguamento medio dei biglietti ferroviari del 4,15% gia' autorizzato, che sarebbe dovuto scattare il successivo 1 gennaio, legando la decisione alla concomitanza con il passaggio dalla lira all'euro. La decisione di Tremonti scateno' naturalmente il plauso delle associazioni dei consumatori ma gia' dopo qualche mese, anche le ripetute sollecitazioni dei vertici della holding Ferrovie per adeguare le tariffe agli standard europei. L'allora presidente e Ad delle Fs Giancarlo Cimoli non si stancava di ripeterlo: ''Le tariffe italiane sono inferiori del 50-60% rispetto a quelle europee. Dovrebbero aumentare tra il 3,5% e il 5% ogni anno, senza voler raggiungere immediatamente il gap che ci separa dagli altri paesi''. Anche se gli aumenti sono legati al meccanismo del price-cap, vale a dire al raggiungimento dei parametri di qualita' del servizio. A giugno del 2005, il predecessore di Cipolletta, Elio Catania, annuncio' dal successivo 1 luglio aumenti modulati dei biglietti a seconda delle varie tratte, in una forbice compresa tra il 4,15% fino a punte dell'8%. Iniziativa subito gelata dal Tesoro con un secco no. Ora e' la volta dei nuovi vertici, alle prese anche con il problema della ricapitalizzazione della controllata Trenitalia che viaggia verso fine anno con una previsione di 'rosso' a quota 1.700 milioni di euro. Una ricapitalizzazione necessaria, ripetono Cipolletta, Moretti e anche il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Il fabbisogno per rimettere in binario Trenitalia e' calcolato intorno a un miliardo di euro ma c'e' l'ostacolo posto dall'Unione Europea sugli aiuti di Stato